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Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese : |
A macchia d'olio sit-in e scioperi spontanei. Dai siti della Fiat non esce più nemmeno un bullone. E domani si ferma tutta la categoria dei metalmeccanici: chiamerà in causa l'intera Confindustria.
Mentre a Melfi il presidio delle tute blu continua davanti agli altri stabilimenti della Fiat c'è tutto un fervore di sit-in e di assemblee volanti. Nonostante la cassa integrazione, e quindi le fabbriche pressocché deserte, i lavoratori hanno voluto ugualmente manifestare la loro protesta. Lo sciopero indetto per domani dalla Fiom, che ha chiamato alla mobilitazione tutta la società civile, in tutto il settore metalmeccanico potrebbe rivelarsi una autentica sorpresa. Ieri si sono svolte diversi scioperi che hanno coinvolto «decine di migliaia di lavoratori», come si legge in un comunicato della Fiom. Ad incrociare le braccia sono state le tute blu del bresciano, della provincia di Bologna. E ancora, in Toscana, in Piemonte, a Napoli. Manifestazioni si sono tenute davanti alla prefettura di Salerno. La Power Train di Termoli ha scioperato.
Davanti alla Porta 2 dello stabilimento di Mirafiori, Marilde Provera (intervenuta con Paolo Ferrero), capogruppo in Consiglio comunale di Rifondazione Comunista a Torino, commenta: «in realtà la lotta di Melfi a noi torinesi interessa molto perché se loro ripristinano la condizione lavorativa precedente, senza il terzo turno con doppia battuta, ossia il turno prolungato di notte, per Torino si riapre la concreta possibilità di recepire parte della produzione della Punto, che per noi è vitale. In realtà, la lotta di Melfi serve per dare vita a Mirafiori». Rifondazione Comunista ha attuato insieme a tanti lavoratori il Mirafioriday, presidi davanti a Mirafiori e a diversi stabilimenti dell'indotto auto «per provare a costruire un livello di unità auspicabile che obbighi la Fiat a discutere seriamente».
Alla lista degli impianti fermi ieri si sono aggiunti anche quelli di Pomigliano d'Arco e Cassino. Avevano interrotto la produzione anche gli impianti di Torino, Termini Imerese e lo stabilimento della Sevel di Val di Sangro.
Ieri mattina, hanno scioperato all'Alfa Romeo di Arese e all'Iveco di Milano, dalle 9,30 alle 11, per «solidarietà con i lavoratori di Melfi». I cortei delle due aziende hanno anche bloccato per poco più di un'ora l'autostrada dei Laghi nei pressi dello stabilimento dell'Alfa. «Quanto è accaduto a Melfi - sostengono alla Fiom di Milano - è vergognoso: picchiare i lavoratori in sciopero è un pesantissimo attacco ai diritti ed alla Costituzione». La Fiom chiama quindi «i lavoratori metalmeccanici milanesi a rispondere subito con fermate spontanee ad un atto di gravità inaudita e ad esprimere solidarietà ai lavoratori di Melfi», in vista anche dello sciopero generale di 4 ore dei metalmeccanici di tutta Italia mercoledì 28: a Milano l'appuntamento è fissato alle 9 proprio davanti ai cancelli dell'Alfa di Arese.
Lo sciopero generale di quattro ore proclamato dalla Fiom avrà a Bologna alcuni momenti centrali: un presidio dinnanzi alla Magneti Marelli di Crevalcore, a pochi chilometri dal capoluogo, dov'è in corso una vertenza che mette a rischio il lavoro di 134 dipendenti; e una manifestazione in piazza a Bologna, con modalità che ancora sono in fase di definizione. Ieri, in alcune aziende metalmeccaniche del Bolognese si sono tenute assemblee e brevi scioperi spontanei dei lavoratori. Un appello alla mobilitazione, rivolto in particolare ai movimenti no-global, viene dal Prc di Bologna, che pensa per mercoledì a un presidio davanti alla prefettura.

"Aveva tentato con le armi di colpire la Decima": questo il macabro cartello imposto al collo del partigiano biellese Ferruccio
Nazionale, impiccato dagli uomini di Borghese sulla piazza del municipio di Ivrea il 9 luglio 1944. Il corpo di Nazionale fu lasciato sulla
piazza a lungo, a scopo terroristico
Il processo iniziato a Roma 1'8 febbraio 1948 contro Junio Valerio Borghese portò a conoscenza dell'opinione pubblica alcuni dei servizi più significativi resi dalla "Decima MAS" agli invasori tedeschi.
Nella sentenza di rinvio a giudizio le imputazioni erano, tra l'altro, di aver compiuto "continue e feroci azioni di rastrellamento di partigiani e di elementi antifascisti in genere, talvolta in stretta collaborazione con le forze armate germaniche, azioni che di solito concludevansi con la cattura, le sevizie particolarmente efferate, la deportazione e la uccisione degli arrestati, e tutto ciò sempre allo scopo di contribuire a rendere tranquille le retrovie del nemico, in modo che questi più agevolmente potesse contrastare il passo agli eserciti liberatori".
Diversi gli episodi di violenza criminale addebitati alla formazione di Borghese. Tra questi quelli di Valmozzola, con uccisione di dodici partigiani in combattimento ed esecuzione sommaria di altri otto partigiani catturati; di Crocetta del Montello, con uccisione di sei partigiani e sevizie efferate di altri arrestati; di Castelletto Ticino, con l’uccisione di cinque ostaggi; di Borgo Ticino, con l’uccisione di dodici ostaggi, oltre a "ingiustificate azioni di saccheggio ed asportazione violenta ed arbitraria di averi di ogni genere, ciò che il più delle volte si risolveva in un ingiusto profitto personale di chi partecipava a queste operazioni".
Condannato a una pena più che mite, Borghese poté riprendere, dopo un breve soggiorno in carcere, le sue attività contro la Repubblica.






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