«Perché volete tornare al comunismo?» Per mantenere una promessa che non è stata mantenuta.
di Fausto Bertinotti
Onorevole Bertinotti, sono una ricercatrice universitaria, madre di quattro figli, che nei giorni scorsi si è trovata a parlare con i due più piccoli (10 e quasi 8 anni) di alcuni avvenimenti della storia del nostro paese, della guerra e della pace, del nazismo, del fascismo e del comunismo, nei modi e nei termini più semplici e comprensibili per una bambina e un bambino dell’età dei miei.
Alla fine della chiacchierata mi stato chiesto quali sono e a che cosa servono i partiti politici (o meglio "le persone che litigano sempre in televisione") e al momento di nominare il partito del quale lei è segretario, la domanda secca e dura, come solo la logica ferrea dei bimbi sa formulare, è stata: «perché vogliono tornare al comunismo?». Ho subito pensato di tagliare la testa al toro con un perentorio «perché non hanno saputo o voluto ascoltare l’insegnamento della storia», ma poi ne sono venuta fuori proponendo di girare la domanda a lei che, per semplificare al massimo, ho descritto come una sorta di "capoclasse di turno".
SEGUE SU BELLACIAO-ITALIA
Come mai nessuno si indigna tanto per le decine di morti degli ultimi attacchi terroristici quando poi per un solo morto che vi interessa sbraitate tanto? le ipotesi sono per quanto mi riguarda:
1) avete avuto ordine di ignorare l'argomento per evitare guai. O avete paura di affrontare l'argomento.
2)non ve ne frega niente.
3)la maggior parte dei frequentatori di questo sito è anti sociale, anti-occidentale e votato alla devastazione (propria e altrui) ed è quasi contento di quello che sta succedendo.
4)c'è una sorta di giustificazione latente e fatalismo che fà considerare una potenziale minaccia per TUTTI, visto che un attentato può colpire chiunque indiscrinatamente, un fatto in fin dei conti accettabile.
5)si è perso del tutto il valore della vita.
6) questo sito è frequentato solo da persone interessate alla politica fatta di parole e che invece sono del tutto disinteressati a problemi concreti e alle loro soluzioni.
7)nessuno ha il coraggio di affrontare l'argomento.
Scusate se questa non è una notizia e se l'ho postata in questa sezione del sito, ma sono parecchio stupito e vorrei capire se questa umanità è finita così, fatta a brandelli da una totale mancanza di comunicazione tra civiltà troppo diverse e senza che nessuno riesca a capire che se non si riuscirà a fare qualcosa e in fretta stiamo tutti entrando in una valle di lacrime.
Per quanto mi riguarda sono convinto che solo usando l'intelligenza, la comunicazione, la furbizia e non le armi si potrà venire fuori da questa situazione, in questo sito dovrebbe esserci intelligenza non pensate che questa è la migliore occasione per usarla?
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Si hai ragione sono veramente indignato, UH mamma mia quanto sono indignato...
Così va bene no?
basta uniformarsi alla moda generale,ai termini in voga tipo "Non cederemo ai terroristi" "Indignazione" per essere a posto con la coscienza?
Allora siamo tutti indignatissimissimissimi.
La realtà è che quelli di noi che hanno marciato per Genova,Roma,Firenze che hanno organizzato iniziative di pace, che hanno costruito ponti verso i popoli dei paesi mediorientali che hanno cercato collaborazioni per fermare la guerra ed il terrorismo, sapevano che tutto questo poteva accadere,lo hanno denunciato,lo hanno gridato ai potenti del mondo,ai terroristi ma non sono stati ascoltati ed il tempo ha purtroppo confermato le nostre paure...Allora mi spieghi per cosa dovremo indignarci o vergognarci, quando noi abbiamo fatto di tutto per fermare queste barbarie?
Tutto ciò che è contro il rispetto ed il diritto dell'uomo ci indigna, con la differenza che l'ipocrisia non abita nelle nostre menti.
I morti di queste ore noi li avevamo pianti più di tre anni fa.
Tra ieri e oggi (24/25 luglio) circa 350 immigrati sono approdati a Lampedusa; dato che al CPT di Lampedusa sono presenti 900 persone, gli ultimi arrivati, nella giornata di domani si prevede che saranno trasferiti in altre destinazioni, o tramite aereo, quindi deportati direttamente a Crotone e poi in Libia, oppure con una nave con destinazione Porto Empedocle dove da li, tramite pullman, o in altri CPT siciliani, o sempre a Crotone o all' aereoporto di Fontanarossa.
Alle ore 10, dovremmo sapere con esattezza la modalità di trasferimento, quindi se aereo o nave, e nel caso in cui, sia Porto Empedocle il punto di approdo, sarebbe opportuna la nostra presenza all'arrivo della nave. Nel caso di una presenza massiccia di migranti l'appuntamento stabilito è domani alle ore 17 a Porto Empedocle dove si faranno azioni dirette per bloccare o quantomeno ritardare la partenza dei pullman.
E' urgente allertare tutte le realtà e soggettività disponibili a concentrarsi a Porto Empedocle domani alle ore 17.00
DOMANI DOBBIAMO ESSERCI TUTTI " LADDOVE LE COSE ACCADONO " ?!!!!
| L'errore della polizia | |
| L'uccisione di un uomo innocente per mano della polizia londinese non trova spiegazioni adeguate sulle pagine della stampa britannica I principali quotidiani del Regno Unito parlano della morte del brasiliano Jean Charles de Menezes, scambiato dagli agenti di sicurezza per un terrorista suicida, come di un "tragico errore". Secondo il Guardian la lotta del governo contro il terrorismo è cominciata nel peggiore dei modi, "compromettendo il rapporto di fiducia tra la polizia e le minoranze etniche, che sono sempre state indispensabili per identificare i terroristi". Ma lo sbaglio più grave da parte delle autorità è stato quello di "non aver preparato la popolazione alla campagna di violenza che sta per investire il paese. Anche se i testimoni del delitto erano convinti che Menezes fosse un terrorista, sono rimasti sconvolti dalla ferocia con cui è stato ucciso". Sulle stesse colonne Gary Younge analizza il modo in cui il terrorismo "distrugge la vita di alcune persone e distorce la percezione della realtà": "Solo due settimane prima Jean Charles de Menezes sarebbe stato scambiato per uno qualunque, ma il 22 luglio tutti erano pronti a sostenere che fosse un potenziale omicida. Di questi tempi, l'opinione diffusa è che il sacrificio di una vita umana valga meno della sicurezza generale, ma l'incidente di venerdì ci ha lasciati con un cadavere, un profondo senso di rammarico e la certezza che nessuno è al sicuro". Il Times definisce la sparatoria alla stazione della metropolitana di Stockwell un "disastro" e spera che questo incidente non comprometterà la caccia ai veri terroristi. "Il nome di Jean Charles de Menezes dovrebbe essere scritto tra quelli delle vittime degli attentati del 7 luglio", scrive inoltre Tim Hames sullo stesso quotidiano. Nell'editoriale l'Independent ammette che molti aspetti di questo episodio sono poco chiari e richiedono ulteriori indagini: "Perché Menezes portava un giubbotto imbottito? E com'è riuscito ad arrivare fino al vagone della metropolitana nonostante la polizia lo pedinasse fin da sotto casa?". Più duro il commento del columnist Bruce Anderson, che difende l'operato delle forze dell'ordine: "I poliziotti hanno dimostrato grande coraggio lanciandosi all'inseguimento di un potenziale kamikaze. Menezes è stato in parte artefice del suo destino: nessuno al corrente di quello che sta accadendo avrebbe mai reagito come lui". Anche il resto della stampa europea dà grande rilievo all'incidente. Lo spagnolo El Mundo sostiene che l'errore sia attribuibile alla "pressione" a cui è sottoposta la polizia dopo gli attacchi del 7 luglio, mentre la tedesca Tageszeitung mette in evidenza che non ci sono giustificazioni per il fatto che i poliziotti abbiano mirato alla testa: "Non c'erano prove a sufficienza per fermarlo a ogni costo". Della stessa opinione l'austriaco Der Standard, che descrive l'uccisione come un'"esecuzione immediata". Nella Repubblica Ceca il quotidiano Pravo fa notare: "Osama bin Laden si starà fregando le mani dalla contentezza: uno dei suoi obiettivi era proprio quello di indebolire le democrazie. Un poliziotto non è autorizzato a sparare a un uomo solo perché non è europeo e sembra nascondere qualcosa sotto il giaccone".–Camilla Desideri |





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