Ciao sono Sammy
Vedi il mio profilo


Archivio Gennaio 2006
Quel 27 maggio `80 si riunirono i 27 membri della Confederazione nazionale del lavoro per discutere il caso: furono sequestrati tutti, torturati e uccisi .
 
autore: DANTE LIANO
fonte: IL MANIFESTO
 
E la chiamano scintilla della vita
«A quel punto, non ci fu più sindacato né della Coca Cola, né di nessun'altra fabbrica. Era prevalsa la soluzione più radicale, finale. La fine del sindacato della Coca Cola era costata 8 dirigenti morti, due scomparsi e sei feriti... In Guatemala, ora che dicono sia tornata la democrazia, quei delitti sono ancora impuniti. In compenso si continua a bere la famosa bibita»
La bevanda americana sponsorizza le Olimpiadi, anche a Torino. Forse è il caso di ricordare qualche vecchia vicenda che la riguarda: per esempio, nel 1976 in Guatemala...
DANTE LIANO*
Tutto iniziò con una stoltezza. Ciò che venne dopo, gli scambi di persona, i coltelli, le armi, i 27 morti, la rabbia, il terrore, i funerali e le vendette, tutto derivò da quella stupidità. L'insensatezza è pericolosa perché, se si insiste, diventa malvagità. Questa è una storia lunga e scabrosa e va raccontata sin dall'inizio, quando nessuno avrebbe pensato che si sarebbe arrivati a tanto, per finire poi in nulla o addirittura in oblio.

 La stupidità fu quella di John C. Trotter, titolare della concessione della Coca Cola in   Guatemala. Chi volesse capire cos'è una multinazionale, dovrebbe provare a fare la pubblicità per una compagnia come la Coca Cola in un piccolo paese del Terzo mondo. Il famoso logo della bibita gasata ha un colore rosso acceso: se un giornale pubblica un inserto con quel logo e il colore non è esattamente quello voluto dalla prestigiosa compagnia nordamericana, non viene pagato, perché il marchio deve essere quel rosso e non uno simile. Ma queste sono sciocchezze in confronto a quello che stiamo per raccontare.

I lavoratori della Coca Cola in Guatemala non avevano un sindacato e Trotter odiava quel tipo di organizzazioni, perché gli sembravano retaggio del comunismo, dottrina che il padrone odiava con tutta la sua anima. Ma una sua idea fece nascere il sindacato e in questa vicenda si può constatare come un'azione capziosa può rivoltarsi contro il furbo che la propone.



Troppa anzianità

Il signor Trotter riteneva che ormai i suoi dipendenti avessero accumulato troppa anzianità e che, in caso di licenziamento, avrebbero avuto diritto a troppi soldi, quindi decise di licenziare in tronco tutti i suoi dipendenti e il giorno dopo li riassunse. Con questa mossa, quella volpe di Trotter aveva azzerato l'anzianità di tutti. Ma commise l'errore di non prendere in considerazione il fatto che la sopportazione della gente arriva fino a un certo punto. Il conflitto infatti esplode spesso per motivazioni banali. I lavoratori avevano deciso infatti di formare un sindacato e di proporre alla multinazionale un negoziato: «Un negoziato? Ma cosa si credono questi analfabeti?», reagì Trotter, e li mandò tutti al diavolo. Il tira e molla fra padrone e operai durò due anni; alla fine, nel 1976, la fabbrica venne occupata e i titolari decisero di chiamare la polizia che intervenne con decisione: quattordici operai finirono in ospedale e dodici in galera. Era solo l'inizio. Questi atti di resistenza finivano sempre con un episodio violento. Sembravano fatti isolati, sporadici, e invece erano legati l'uno all'altro, in una catena che sarebbe stata senza fine.

Gli autisti, i facchini, i venditori ambulanti non mollarono e a quel punto i dirigenti della Coca Cola decisero di passare alle maniere forti e di rivolgersi direttamente al capo della polizia, il colonnello Germán Chupina Barahona, famoso per cinismo e crudeltà. Alcuni membri delle forze di sicurezza dello stato furono allora nominati capo del personale, capo magazziniere e capo controllo della fabbrica, trasformando l'industria in una grande caserma. I lavoratori si spaventarono, ma insistettero ugualmente nelle loro rivendicazioni. D'altro canto, cosa potevano fare, se non ribadire di avere ragione?

Fu così che si giunse al primo attentato. Il 10 febbraio 1977, due membri del sindacato, Àngel Villegas e Oscar Sarti vennero colpiti da una sventagliata di mitra mentre andavano verso la fabbrica. Salvarono la pelle, ma rimasero feriti. Pochi giorni dopo, il 2 marzo, i consulenti giuridici del sindacato, Gloria de la Vega e Enrique Torres, furono feriti in un secondo attentato. Dopo l'avvertimento decisero di rifugiarsi in esilio.

La schizofrenia della situazione era notevole: mentre all'interno della fabbrica si minacciava, si sparava, si viveva nel terrore, all'esterno la Coca Cola ostentava un'immagine idilliaca, continuando a vendere e a pubblicizzare il prodotto come se fosse altra cosa e non la causa scatenante del conflitto. Nella pubblicità bellissimi ragazzi di tutto il mondo cantavano motivi orecchiabili («We are the world...»), basi musicali degli slogan felici della bibita gassata: «La chispa de la vida» («la scintilla della vita»). E come si poteva bere un buon Cuba Libre senza Coca Cola?

Nel febbraio del 1978 si arrivò alla firma del patto collettivo, ma questa vittoria apparente si tramutò, in realtà, in una sconfitta.

Il terzo attentato infatti fu mortale: il 12 dicembre 1978 Pedro Quevedo, il primo segretario del sindacato, venne assassinato. Ignoti armati lo uccisero mentre, nella cabina del suo camion distributore di bibite, attendeva un altro collega per scaricare la merce. Era un chiaro segnale, ma ci fu un coraggioso che accettò di succedere nell'incarico a Quevedo.

Si chiamava Israel Márquez e dimostrò di avere più vite di un gatto: scampò senza un graffio ad una prima imboscata e dovette vivere in semiclandestinità, perché gli squadroni della morte lo braccavano per farlo fuori. Dormiva ogni sera in case diverse e in un secondo attentato un altro compagno, di nome Moscoso, morì al suo posto. La moglie, Gladys Castillo, rimase gravemente ferita e a quel punto, poiché degli innocenti incominciavano a pagare per lui, Márquez decise di andare in esilio. Gli successe Manuel López Balam.

Il sesto attentato (Márquez ne aveva subiti due) fu messo in atto il 5 aprile 1979. Come Márquez e Quevedo, López Balam era l'autista di un camion. Fu sgozzato sul posto di guida e al suo corpo furono inferte 17 coltellate. A quel punto era chiaro che essere segretario del sindacato della Coca Cola significava automaticamente diventare un uomo morto. Ma ci sono momenti in cui, quando qualcuno viene chiamato a rappresentare gli altri, anche se ciò può costare la vita, si sceglie ugualmente di accettare questo rischio, perché il tirarsi indietro è lontano dalla propria natura. Così Marlon Mendizábal accettò di essere eletto successore di López Balam.

A quel punto si perse il conto degli attentati: il 1ý maggio 1980, furono sequestrati Ricardo García e Arnulfo Gómez. Il cadavere di Ricardo apparve poco dopo a 100 chilometri dalla capitale orrendamente mutilato insieme a quello di Arnulfo, trovato non molto lontano dal suo amico. Nello stesso mese, uguale sorte toccò a René Reyes, un altro sindacalista. Il terrore ormai incombeva sui lavoratori della fabbrica.



45 pallottole in corpo

L'attentato contro Marlon Mendizábal, il nuovo segretario del sindacato, fu solo uno dei tanti: il 27 maggio 1980 Mendizábal uscì dal lavoro per prendere l'autobus quando una raffica di mitra lo crivellò sul marciapiede con 45 pallottole in corpo. Fu eletto suo successore Mercedes Gómez. Naturalmente, anche lui aveva i giorni contati, ma si salvò per un banale scambio di cappelli. Gómez, infatti, aveva regalato il suo a un amico, Edgar Aldana, che fu catturato, torturato e ucciso al suo posto. Uno scambio di sombreri lo aveva risparmiato.

Quel giorno crudele era un sabato. Quando vennero a sapere del rapimento di Aldana, i dirigenti sindacali a livello nazionale decisero di riunirsi nel pomeriggio. Quello che stava succedendo alla Coca Cola era troppo, anche se, va ricordato, il resto del paese non se la stava passando meglio. Quel 27 maggio `80 si riunirono i 27 membri della Confederazione nazionale del lavoro per discutere il caso: furono sequestrati tutti, torturati e uccisi.

A quel punto, non ci fu più sindacato né della Coca Cola, né di nessun'altra fabbrica. Era prevalsa la soluzione più radicale, la soluzione finale. La fine del sindacato della Coca Cola, senza contare i 27 leader nazionali, era costata 8 dirigenti morti, due scomparsi e sei feriti, anche se bisogna ricordare anche che i guerriglieri delle Far avevano ucciso per vendetta il capo del personale e un militare in pensione di nome Francisco Javier Rodas.

Nel frattempo in Guatemala, ora che dicono sia tornata la democrazia, questi delitti sono ancora impuniti. In compenso si continua a bere la famosa bibita, la cui formula è conservata nel più rigoroso segreto. Si dice che la Coca Cola sia capace di sciogliere una monetina se la si immerge per una notte in un bicchiere di questa bibita, oppure che contenga qualche misteriosa droga. Certo fa dei bellissimi spot pubblicitari, con l'accattivante slogan: «La scintilla della vita!». Come ironia macabra non c'è male.

Vota questo post

UNA TREGUA PER TUTTI

30
gen 2006
by Sammy

Dal sito di TORINO2006, novembre 2005: “Con uno
spiegamento di unità e consenso internazionale mai
raggiunto prima d’ora, l’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite a New York ha approvato la risoluzione
sulla Tregua Olimpica per Torino 2006. La risoluzione,
presentata dall’Italia, paese ospitante dei Giochi,
chiedeva la “costruzione di un mondo migliore e di
pace attraverso lo sport e gli ideali Olimpici.”. A
due settimane dall’inizio delle olimpiadi a Torino si
vive una condizione che della tregua non ha proprio
nulla. Tutti in città si sono accorti dell’enorme
spiegamento di forze dell’ordine e di mezzi
dell’esercito a pattugliare siti e percorsi olimpici.
Ogni giorno e su tutte le strade è possibile
incrociare una volante impegnata in controlli che,
guarda caso, sono sempre rivolti a persone con la
pelle un po’ più scura o vestite con abiti non degni
di una vetrina olimpica. I giornali pubblicano ogni
giorno, come in un bollettino non certo “di tregua”,
il numero dei controlli e dei fermati. Si vuole far
credere che tutto questo sia fatto per garantire la
sicurezza dei giochi, ma la verità è che si usano le
olimpiadi per coprire un’estesa operazione di
“pulizia” della città ai danni delle fasce deboli: gli
immigrati, i senza casa, chiunque possa essere
definito antagonista.

Le olimpiadi impongono alla città ed ai suoi abitanti
un grande sacrificio con un lungo elenco di divieti:
corsie riservate, accessi negati e zone sequestrate.
La presenza delle forze dell’ordine e dell’esercito
non fa che alimentare le tensioni. La paranoia degli
amministratori, degli organizzatori e del ministro
dell’interno per il rischio di manifestazioni non
autorizzate, interruzioni del percorso della torcia
olimpica, scioperi in uno qualunque di tutti i settori
in crisi nel nostro territorio (metalmeccanici,
trasporti, scuola…), rappresentano soltanto la misura
della distanza tra il grande evento mediatico e i
problemi della città e del paese che sono negati,
rimandati, esorcizzati, perché non devono “rovinare la
festa”.

Ma se deve esserci una tregua pretendiamo che sia
applicata in primo luogo nel nostro territorio.
Chiediamoche:
- siano bloccate le espulsioni dei migranti dal Centro
di Permanenza Temporanea;
- sia fermata la pressione sulle comunità migranti
specialmente nei quartieri di San Salvario e di Porta
Palazzo;
- si ponga fine agli sgomberi e alle incursioni nei
campi nomadi da parte di vigili e forze dell’ordine;
- nessuna persona senza fissa dimora venga allontanata
con l’uso della forza o con intimidazioni più o meno
esplicite dalle zone di frequentazione abituale;
- si ponga fine alla pesante repressione verso le
numerose forme di dissenso che sono emerse negli
ultimi mesi, dai gruppi che si sono opposti all’evento
olimpico denunciandone i disastri
economico-ambientali, a chi si oppone ai progetti di
devastazione del territorio della TAV.
Pretendiamo che questa invisibile tregua olimpica,
dopo essere stata citata da tutti, sia anche
realizzata da qualche parte! Da parte nostra,
consapevoli di non aver avuto la forza di bloccare,
negli anni passati, lo scempio, vigileremo e
denunceremo all’ONU, firmatario della tregua olimpica,
ogni violazione.

Gruppo Migranti Torino Social Forum



Vota questo post

No tav,
questo il titolo di un articolo apparso il 23 gennaio su Repubblica; l'articolo, di Alberto Custodero, continuava così:
Il gup Perelli che indaga sugli appalti dell'Alta Velocità ricorre alla Corte Costituzionale.
Dopo il no della camera a utilizzarle, le bobine andrebbero distrutte entro 10 giorni.
E' anticostituzionale distruggere le telefonate gra il vice-ministro alle Infrastrutture Ugo Martinat e i pubblici amministratori e imprenditori indagati con lui per turbativa d'asta. A sostenerlo, e a chiedere che si pronunci la Corte Costituzionale, è il gup simone Perelli che coordina le indagini sugli appalti per l'Alta Velocità e per alcuni lavori stradali. Secondo la legge 104 del 2003 sulle intercettazioni dei parlamentari, se la Camera non autorizza l'uso delle telefonate "indirette" dei deputati (intercettate su utenze di cittadini che parlano con i politici), le bobine vanno distrutte entro 10 giorni. Per il gup perelli, al quale il Parlamento ha negato il permesso di utilizzare le intercettazioni contro Martinat, quelle telefonate, pur se inutilizzabili contro il parlamentare di AN possono essere usate contro i suoi co-indagati non politici. Altrimenti si vìolano tre principi costituzionali.


 

 

 

 

 

 

L'uguaglianza di fronte alla legge, creando una disparità fra l'indagato che commette reati in concorso con un deputato (beneficiato processualmente dalla distruzione delle telefonate), e l'indagato che ha per complici cittadini normali.
Il diritto di difesa della persona offesa che verrebbe irrimediabilmente penalizzata dalla distruzione delle prove. L'obbligo costituzionale dell'azione penale, compromesso dall'impossibilità di usare prove contro indagati non tutelati dalle guarentigie dei parlamentari.
---------------------------
Il gup Perelli nella sua posizione non può discutere la legge ma limitarsi a farla rispettare e con questa denuncia si attiene onorevolmente agli obblighi del suo incarico.
Noi invece, come cittadini comuni, ci permettiamo di sottolineare che siffatta legislazione favorisce (potremmo dire che invoglia) chi in qualche modo intende intrallazzare con i nostri eletti e, di fatto, entrambi restano impuniti.
Non ci pare democratico! Non ci pare giusto!

Le intercettazioni riguardavano l'appalto pilotato per la costruzione della galleria di Venaus, per saperne di più:
http://www.notav.it/modules.php?name=News&file=article&sid=2049




- NO TAV Staff

Vota questo post

VIETARE L'USO DELLE CELLULE STAMINALI PER LA RICERCA

EQUIPARARE L'USO DELLE DROGHE LEGGERE ALL'USO DELLE DROGHE PESANTI ED EQUIPARARE ,QUINDI LA PUNIBILITA'.

NON RICONOSCERE LE COPPIE DI FATTO COME UNITA' FAMILIARE

ENTRARE IN GUERRA SENZA NESSUN ATTACCO SPECIFICO E SENZA NESSUNA AUTORIZZAZIONE ONU

POTER USARE LE ARMI PER DIFENDERE NON SOLO LA PERSONA, MA ANCHE LA PROPRIETA' PRIVATA

INNALZAMENTO DELLE BARRIERE PER RESPINGERE IL FLUSSO MIGRATORIO, ANCHE QUELLO DEI RICHIEDENTI ASILO POLITICO.

USO DEI CENTRI DI ACCOGLIENZA PER RINCHIUDERE SENZA ALCUN DIRITTO GLI STRANIERI SPROVVISTI DI PERMESSO DI SOGGIORNO

CONDONI FISCALI CHE LEGITTIMANO LE COSTRUZIONI ABUSIVE

RIENTRO DEI CAPITALI VERSATI SU CONTI ESTERI, PER MOTIVI QUASI SICURAMENTE ILLECITI O COMUNQUE SICURAMENTE PER EVADARE IL FISCO

TASSAZIONE RIDICOLA DEGLI INVESTIMENTI FINANZIARI IN BORSA

IMPUNIBILITA' DEL FALSO IN BILANCIO

RITORNO ALL'APERTURA DELLE CENTRALI AD ALTO PROFILO INQUINANTE PER COLMARE IL GAP ENERGETICO

COSTRUZIONE DELLE GRANDI OPERE SENZA ALCUNA ATTENZIONE ALL'IMPATTO AMBIENTALE ED ALLE RICHIESTE DELLE POPOLAZIONI RESIDENTI

PRECARIATO SOCIALE

DIMININUZIONE DRASTICA DELLE SPESE PER LA RICERCA

SISTEMA SCOLASTICO CHE PRIVILEGIA I CETI SOCIALI PIU' ELEVATI.....

(VIETARE L'ABORTO, ANCORA NO MA CI SIAMO QUASI)

Aiutami a continuare la lista dei punti che in questi anni hanno contribuito a portarci così in basso

Vota questo post

Archivio Gennaio 2006

Ultimi commenti

Nuovi post

Tag

De.licio.us