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Archivio Maggio 2006

Con il 53% dei voti il Governatore uscente della Regione Salvatore Cuffaro ha sconfitto Rita Borsellino, che ha totalizzato il 42% dei voti, riconfermandosi alla guida della Sicilia.
Rita Borsellino è stata sconfitta. La maggior parte dei siciliani ha votato la mafia.
Rita Borsellino è stata sconfitta. Da un candidato che è sotto processo per favoreggiamento a Cosa Nostra e tutti lo sapevano.
Rita Borsellino è stata sconfitta. Da un candidato che ha intrattenuto rapporti diretti e indiretti con presunti boss mafiosi di alto rango come l’ingegnere Michele Aiello. E tutti lo sapevano.
Rita Borsellino è stata sconfitta. Da un candidato che in gran segreto, senza scorta, si è incontrato nel retrobottega di un negozio di abbigliamento sportivo di Bagheria con Aiello, considerato dagli inquirenti un prestanome di Bernardo Provenzano, e tutti lo sapevano.
Rita Borsellino è stata sconfitta. Da un candidato che è il delfino di quel Calogero Mannino più volte processato per mafia e la cui posizione non è ancora stata chiarita. E tutti lo sapevano
Rita Borsellino è stata sconfitta. Da un candidato che era amico di un mafioso, oggi pentito, Francesco Campanella che sta raccontando nelle aule di tribunale le gesta non proprio onorevoli di
Cuffaro prima e dopo la sua nomina alla presidenza della Regione.
E voi lo sapevate, voi siciliani, miei conterranei, sapevate per chi stavate votando.
Si rende necessaria a questo punto una domanda: Quale pressione esercita ancora Cosa Nostra sul territorio siciliano, ne è ancora padrona? E i superlatitanti come Salvatore Lo Piccolo e Matteo Messina Denaro continuano ad essere i re della Sicilia?
Fino a che punto possono considerarsi successi gli arresti di grandi boss, compreso quello di Provenzano, se poi nel momento cruciale, quando si ha l’occasione di voltare pagina, questo non avviene?
Non lasceremo da sola Rita Borsellino ne quelli come lei impegnati in prima persona nella lotta alla mafia, come Don Ciotti, i magistrati e tutti quegli esponenti della società civile che non si risparmiano per affermare legalità e giustizia.
L’amara sconfitta ci deve però far riflettere: la strada è ancora molto, molto lunga.
Che ne prenda atto il governo Prodi, che capisca che la lotta alla mafia deve ritornare ad essere una priorità nell’agenda di governo, altrimenti non potrà che essere considerato peggiore del governo Berlusconi che almeno ha agito sfacciatamente non trincerandosi dietro ipocriti valori di etica e legalità.
Attendiamo al varco le prossime mosse. Aiuti concreti alla giustizia, tanto in termini spicci: dalle carte per le fotocopie alla benzina per le macchine blindate, ad una legislazione severa che abolisca tutte le vergognose leggi ad personam approvate dal governo di centro destra che hanno favorito anche la mafia.
Rita Borsellino è stata sconfitta e con lei siamo stati sconfitti un po’ tutti noi, però non lasceremo le mani dall’aratro. Non lasceremo sola Rita Borsellino, come quel 42% di siciliani onesti che vogliono la Sicilia pulita e libera dalla mafia.

Giorgio Bongiovanni

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Oggi abbiamo perso un treno che non sarà facile rivedere passare, oggi abbiamo dichiarato chiaramente da che parte stiamo.

Oggi la legalità è stata rinnegata a favore della pace mafiosa, quella che ferma il tempo, quella che sembra provocare una tranquillità apparente, ma che nasconde una paura che ti logora, che ti mangia da dentro, che ti toglie la possibilità di essere uomo padrone di te stesso e questa paura la puoi rinnegare fare finta che non esista, darla per scontata e sbeffeggiare chi ti invita  a reagire allo stato di cose esistenti; ma la paura è sempre lì è quella spiacevole sensazione che ti impedisce di alzare la testa e guardare negli occhi persone come Rita Borsellino, perchè le verità che vuoi nascondere a te stesso sono tutte in quello sguardo che proprio non riesci a reggere. 

Ed anche noi, fin troppo ottimisti, che abbiamo sperato che finalmente la gente siciliana trovasse il coraggio di reagire a questo stato di cose, abbiamo perso l'ennesima battaglia che ci costerà parecchio ancora, perchè la vendetta è dietro l'angolo, perchè (vedremo se sbaglio) le associazioni di giovani siciliani che si sono schierate apertamente con Rita, pagheranno il loro coraggio, pagheranno la loro disobbedienza, ma lo faranno guardandoti bene negli occhi...

Allora W Cuffaro, W la Sicilia con la testa bassa.    

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Io non ho studiato molto e quindi sono solamente sfiorato (se non fosse che viene usato denaro pubblico) da questo scandalo messo alla luce dalla trasmissione Report di Rai3, ma vi assicuro che se avessi speso tutto quel denaro, che oggi serve per pagare le tasse universitarie e se avessi fatto anni di sacrifici per laurearmi, sarei, come dire...un pò incazzato.  

La riforma universitaria, o legge Berlinguer, del 1999, ha trasformato il vecchio sistema degli esami in quello dei crediti. Da allora le lauree si misurano in crediti e debiti e le università possono riconoscere crediti formativi a chi vuole iscriversi. Lo dovrebbero fare in base alle certificazioni che dimostrano esami e corsi superati negli anni da ogni studente. Nel 2001 una legge modifica la Berlinguer stabilendo che i crediti vanno riconosciuti anche ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche. Così da qualche anno è un fiorire di convenzioni, cioè di accordi tra enti pubblici e atenei che diminuiscono il numero degli esami a chi decide di laurearsi. Ce ne sono dappertutto e per chiunque: poliziotti, finanzieri, militari, giornalisti, infermieri, agrotecnici, ragionieri, consulenti del lavoro, dipendenti del Ministero dell’Interno e persino dell’Aci e dell’Inps. Tanti iscritti che alle piccole università private fanno comodo, poiche’ tanti studenti significano maggiori entrate. Ma in giro per l’Italia ci sono anche false università e nuovi centri di ricerca, fondati da noti uomini politici e lautamente finanziati. segue...

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REFERENDUM DI MAFIA

29
mag 2006
by Sammy
Peppino Impastato, Don Puglisi, Falcone e Borsellino oggi si candidano perché hanno trovato un motivo in più per farlo. Per i giovani, quelli che come la sottoscritta avevano appena undici anni quando l’autostrada di Capaci è stata divelta dal tritolo. Il nostro primo giorno con la mafia, il 23 maggio 1992. Da quel giorno in molti hanno preso la decisione di studiare giurisprudenza come se quei due magistrati spesso ritratti spalla a spalla avessero lasciato un’eredità morale e d’impegno. Le cose possono cambiare e “la mafia non è per sempre”, come diceva lo stesso Falcone. C’è nei ventenni di oggi un senso di riscatto, come se fosse giunta finalmente l’ora di riscuotere una Sicilia schiava da un para-potere che ha contraddistinto quest’isola fin dalla fine dell’800.

Oggi si candida Rita Borsellino, sorella del magistrato vittima della stessa sorte del suo collega e amico Falcone. Una donna che più di tutti porta il peso dell’immagine di questi due uomini, lei che per sangue ha sofferto la vicenda di Paolo e che oggi tutti caricano di “mito” il cognome che porta. Rita Borsellino un miracolo già l’ha compiuto, è la prima donna candidato alla presidenza della regione Sicilia.

Totò Cuffaro e Rita Borsellino entrambi hanno avuto a che fare con la mafia. Rita per le ragioni a tutti note e Cuffaro per essere stato rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Sono le due facce della medaglia. Chi parla di mafia e chi con la mafia sembra parlarci spesso. In Sicilia si tratta molto di più di una semplice elezione amministrativa, si tratta di un derby o meglio ancora di referendum, di quelli che possono cambiare veramente la rotta di un destino che sembra essere condannato a rimanere sempre uguale. Condannato a se stesso senza inversioni di rotta.

Ad oggi la candidata del centrosinistra non sembra essere la favorita, tanto che i siciliani della penisola si sono mobilitati per tornare a votare. Il ritaexpress, il treno organizzato dai giovani è arrivato venerdì mattina a Palermo partito da Treviso ha attraversato la Penisola raccogliendo i figli dispersi di una Sicilia che certe volte non lascia altra speranza che partire. Il costo del biglietto era di soli cinque euro proprio con l’intento di portare alle urne tutti. Questa primavera siciliana si fa sentire, questi giovani che gridano “ammazzateci tutti” seguendo l’eco di Locri, che grida “Bastardo” a Provenzano catturato a casa sua dopo quarant’anni di latitanza sono il chiaro segnale di chi ha voglia di crescere in un Paese libero, che non ammazza chi si oppone al “sistema”, ma che alza la testa e si rimette nella stretta via della legalità.

Rita Borsellino è la speranza che tutto questo possa accadere veramente, che non si tratta di uno di quei sogni utopici di chi ha vent’anni. Sperare un mondo legale non può essere un sogno. Lasciare la Sicilia non deve essere una necessità, ma una scelta. Questo è un referendum che va vinto, un sogno che va realizzato, perché altrimenti sarà l’Italia a perdere, quella del futuro. Della meglio gioventù. Chi scrive ha 25 anni, studia giurisprudenza e ha conosciuto Giovanni Falcone nel giorno della sua morte
.

di Sara Dellabella  centomovimenti

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