Cominciamo da subito ad abrogare la Bossi-Fini!
Continueremo a lottare, per chiedere e ottenere, a partire dalla forza del protagonismo dei migranti, la fine di ogni forma di detenzione amministrativa, e dunque la chiusura definitiva dei centri di permanenza temporanea, per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, senza che si torni alla Turco-Napolitano, e per una legislazione che riconosca le istanze espresse in questi anni dal movimento dei migranti, lo sganciamento del permesso di soggiorno dal contratto di lavoro al primo posto.
Per ribadire con forza queste istanze saremo di nuovo in piazza il prossimo 8 luglio con un presidio di fronte al Ministero dell’Interno con l’obiettivo di aprire una vertenza nazionale su
GENOVA - Donatella è una ragazzina, ha diciott'anni ma ne dimostra quindici con i suoi capelli castani tagliati corti e gli occhialini da miope sul naso. Donatella non aveva immaginato così la sua prima volta contro la globalizzazione, il suo esordio nel popolo di Seattle. Che si aspettasse altro lo mormora piangendo in una nenia di due parole ripetute all'infinito: "Sono una pacifista, sono una pacifista".
Una nenia che ripete a sé stessa accasciata sotto un muretto con un'inferriata in un misto di dolore, delusione, stupore e che forse vorrebbe gridare ai celerini che l'hanno da poco picchiata, ma riesce solo a mormorarlo. Certo quel brutto incontro non lo scorderà. Camminava su un marciapiede in una traversa di corso Torino e un gruppetto di poliziotti di ritorno dalla battaglia l'hanno apostrofata "puttana, cosa guardi" e l'hanno assalita e picchiata con i manganelli sul collo e sui reni.
L'adrenalina non aveva fatto capire agli uomini in divisa che quella ragazza in pantaloni verdi e canottiera e i suoi amici erano inoffensivi, stremati e delusi, solo in cerca di un modo per tornare allo stadio Carlini. Li hanno visti come dei nemici e così Donatella si è presa a freddo alcune manganellate, si è accasciata stupefatta e dolorante, mormorando "pensa che siamo dei pezzenti", quando un celerino che avrà avuto l'età di suo padre le ha portato l'orologio che le era caduto durante il pestaggio, forse un gesto di scusa che lei ha interpretato come uno sfregio.
Per lei quegli uomini con caschi e manganelli non erano nemici, li guardava mentre rientravano dalla battaglia con la curiosità di chi non è abituato alle divise. Era arrivata da Milano per stare con i disobbedienti, con Casarini e i suoi. Pensava di farcela ad indossare parastinchi, imbottiture di gommapiuma, a "sfidare i signori dell'impero" come dicono le tute bianche.
Aveva fatto le prove, i training ma questa mattina non se l'è sentita. "Al momento di partire - racconta - ho detto no, non ce la faccio. Ho passato ad altri le imbottiture, ho tenuto solo gli occhialoni da sci per difendermi dai gas e con i miei amici ho deciso di seguire il corteo di lato".
All'inizio tutto funziona come aveva immaginato fin da quando aveva deciso di venire a Genova. "Ho fatto tutta la strada, mi sembrava bello, un bel corteo", non si è nemmeno accorta dei tentativi di infiltrazione del black bloc respinti dai "disobbedienti", "sapevo che c'erano scontri ma non credevo mi potessero riguardare - racconta con un'ingenuità disarmante - ma ad un certo punto ho visto i blindati e la carica improvvisa. Non sapevo più dove mi trovavo, sono scappata con i miei due amici".
Troppo giovane ed inesperta per sapere che non bisogna mai isolarsi dal grosso dei manifestanti si è trovata sbandata nel quartiere Foce. Perse le illusioni, vagava in cerca di una strada per tornare al Carlini senza finire in mezzo agli scontri, ma ha sbagliato traversa e si è trovata singhiozzante fra le braccia di giornalisti sconosciuti.
(20 luglio 2001)
http://www.repubblica.it/online/politica/gottotto/ragazza/ragazza.html
chi devasta? chi saccheggia?
Dopo sei mesi di reclusione tra galera e arresti domiciliari e circa quattro mesi di obbligo di firma, il 27 Giugno inizierà il processo per i 10 arrestati e i 2 denunciati (8 già sono stati condannati con rito abbreviato con pene che vanno dai sei mesi ad un anno e due mesi) per due manifestazioni avvenute prima dell'estate. Una di solidarietà con la popolazione migrante rinchiusa nel Cpt di corso Brunelleschi, in agitazione in quel periodo, e l'altra relativa alla mobilitazione antifascista del 18 giugno scorso indetta in seguito all'aggressione di matrice fascista e al ferimento con armi da taglio di 2 abitanti del Barocchio Squat di Grugliasco. In entrambi i casi le manifestazioni sono terminate con alcuni momenti di tensione con le forze dell'ordine.
A gennaio è arrivato il rinvio a giudizio con l’accusa di Devastazione e Saccheggio.
Questo reato che è stato usato per il G8 di Genova, per la mobilitazione antifascista dell’11 marzo a Milano contro 25 compagn* (in carcere da più di tre mesi,) e che, a quanto si dice, potrebbe essere in futuro utilizzato contro chi liberò il cantiere del tav di Venaus l’8 dicembre scorso, prevede una pena che va dagli 8 ai 15 anni di reclusione e permette la carcerazione preventiva; un reato insostenibile, scelto tardivamente da chi ci accusa, con prove a carico vaghe e confuse.
Riteniamo impensabile che si possa essere accusati di devastazione e saccheggio per manifestazioni di quel tipo. La situazione giudiziaria dei 12 imputati dimostra inoltre la chiara volontà della magistratura di gestire le lotte sociali come problemi d'ordine pubblico. Negli scritti dei giudici ci viene chiaramente spiegato come siano le personalità dei soggetti a essere messe sotto processo, quelle personalità giudicate pericolose perché segnalate dalla Digos come attive a decine e decine di manifestazioni e iniziative di movimento. Sotto accusa sembrano essere non tanto i fatti compiuti, ma l'appartenenza degli imputati ad ambiti di lotta anarchici e antagonisti, come se la loro opinione e pratica politica fosse di per sé reato e dunque perseguibile per legge!
Non vogliamo con questo fare alcun tipo di vittimismo in quanto non è nostra pratica politica e siamo soliti rivendicare pienamente le lotte che portiamo avanti, assumendocene le responsabilità.
Facciamo appello a quanti intendono mobilitarsi, prendere posizione ed esprimersi perché non si continui ad avallare un'ingiustizia clamorosa che potrebbe trasformarsi in un grave precedente a pregiudizio della generale libertà.
Per questo facciamo appello:
-alla derubricazione del reato di devastazione e saccheggio
-ad una pubblica denuncia dell'attacco preordinato alla nostra pratica ed alle nostre idee
-alla difesa della libertà di manifestare
-alla partecipazione alle iniziative di solidarietà,
iniziando dal presidio davanti al palazzo di giustizia martedì 27 Giugno ore 9.00.
GELA (CALTANISSETTA) - E' bufera sul sindaco di Gela Rosario Crocetta (Pdci) che sembra isolato dalla sua stessa coalizione, formata dai partiti dell'Unione, che hanno ritirato i propri assessori dalla giunta. Si potrebbe arrivare alla proposta di sfiducia in breve tempo se la verifica politica chiesta dalla maggioranza andasse a vuoto. In un documento approvato da tutte le forze politiche del centrosinistra (compreso il Pdci locale) si legge che sono necessari "processi di chiarimento con lo stesso sindaco, in ordine alle linee di sviluppo del territorio". A Crocetta, noto per essersi dichiarato il "primo sindaco gay d'Italia", più volte minacciato dalla mafia, viene contestata una "insufficiente guida politico-amministrativa della città, nella quale, purtroppo - si legge nel documento dell'Unione - si privilegiano più aspetti di protagonismo mediatico, senza costrutto e sostanza, invece che politiche concrete che riguardino lo sviluppo politico, sociale ed economico". Da tempo le forze del centrosinistra (che in consiglio comunale contano 14 dei 30 componenti l'assemblea elettiva) sollecitavano Crocetta a un confronto e soprattutto un "lavoro comune" invitando il sindaco "a smettere di fare tutto da solo, con esternazioni che coglievano di sorpresa e spiazzavano" l'intera maggioranza. Alle prime obiezioni sul suo modo di amministrare Crocetta ha risposto dicendo che era stato eletto dal popolo e "al popolo avrebbe dovuto rendere conto del suo operato". A chi inoltre paventava la possibilità di non ricandidarlo a sindaco il prossimo anno, alla scadenza del mandato, lui ha replicato dicendo che questo equivaleva a "consegnare il suo cadavere alla mafia", dato che della lotta a Stidda e Cosa nostra ha fatto il punto centrale del suo programma di governo: gli è stata anche assegnata la scorta. Dopo aver ricevuto il documento che anticipa la sfiducia Crocetta ha risposto con un atto di apertura dicendosi disponibile al confronto. "Abbiamo tentato la strada del dialogo - dice il capogruppo Ds all'Ars, Lillo Speziale, ex vicesindaco di Gela - ma non ci sono stati risultati". La prima a porre il problema in seno all'amministrazione è stata la Margherita, che, anche per divisioni interne, la settimana scorsa ha ritirato i tre assessori dalla giunta. Crocetta viene difeso però dal segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, che dice: "Stiamo assistendo a un inaccettabile attacco al sindaco di Gela, accusato da esponenti della sua stessa giunta di cattiva amministrazione. Troviamo grave e pericoloso che, proprio all'indomani delle elezioni regionali in Sicilia, venga messo sotto accusa con un aut-aut il sindaco d'Italia che più si è distinto nella lotta alla mafia e nella battaglia per la moralizzazione della politica". "Non vorremmo - aggiunge - che gli atti politici di Crocetta avessero urtato sensibilità intoccabili. Da alcuni viene avanzata anche l'accusa di non aver fatto abbastanza per il centrosinistra, forse gli viene imputata la scelta di aver sostenuto la lista di sinistra 'Uniti per la Sicilia', una scelta legittima sotto tutti i punti di vista che qualcuno, però, vorrebbe fargli scontare".
15/06/2006
LA SICILIA





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