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Archivio Gennaio 2007

Se lo dicono loro...

30
gen 2007
by Sammy
WASHINGTON (Reuters) - Gli Stati Uniti hanno detto oggi che Israele potrebbe avere violato un accordo con Washington sull'impiego delle bombe a grappolo (cluster bomb), fabbricate in Usa, durante la guerra dello scorso giugno con la guerriglia di Hezbollah in Libano.

"E' probabile che ci siano state violazioni", ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Sean McCormack, aggiungendo che un rapporto secretato è stato inviato oggi al Congresso Usa dal dipartimento di Stato, in cui si indicano violazioni di un "accordo d'uso" tra gli Stati Uniti e Israele sulle bombe a grappolo.

E se lo dicono loro...

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Tag: guerre

E' uscito un numero speciale sullo scippo del TFR del giornale dello Slai Cobas, gennaio 2007

Il giornale è liberamente scaricabile in formato pdf dai nostri siti:

www.slaicobas.it e www.slaicobasmilano.org

 

chi volesse ricevere la copia stampata, può fare una sottoscrizione, nel modo seguente:

con un vaglia postale intestato a: SLAI, Viale Liguria 49, 20143 Milano MI

causale: giornale

oppure con bonifico bancario intestato a:

SLAI

nr. di conto corrente: 1000/665 ABI: 1025 CAB: 01659 CIN: Y

presso San Paolo IMI SPA. ag. 37 di Milano, Piazza Cordusio 2, 20123 Milano MI

(coordinate bancarie italiane: Y 01025 01659 100000000665 - coordinate IBAN:  IT41 Y010 2501 6591 0000 0000665)


In questo numero:

SPECIALE TFR

  • TFR: ecco cosa deve scegliere il lavoratore entro il 30/6/2007
  • Quali categorie devono fare la scelta sul TFR?
  • Perché dire NO ai fondi pensione
  • Perché conservare il proprio TFR
  • La truffa degli indici di rendimento dei fondi pensione
  • In Borsa puoi anche perdere buona parte se non tutto il TFR
  • I fondi pensione sono già crollati, anche in Italia
  • Il conflitto di interessi, i fondi investiranno nella propria azienda
  • Come sarà erogato l’assegno integrativo
  • No al TFR nei fondi pensione, difendiamo le pensioni pubbliche
  • Mobilitiamoci per difendere le nostre pensioni, i nostri salari


L’INPS E' IN ATTIVO (nel 2005 l'Inps è stata in attivo di 2,03 miliardi di euro ...)

LE MANI SULLE PENSIONI (Uno stralcio della puntata di Report del 21.5.06, dove il Prof. Beppe Scienza spiega un semplice calcolo matematico per evidenziare come i mass media pubblicano le notizie, sugli andamenti dei fondi pensioni, con “cose bislacche o comunque sbagliate”.)

E' PRUDENTE TENERSI BEN STRETTO IL TFR (Per il professor Beppe Scienza, la previdenza complementare non garantisce il potere d’acquisto delle somme versate.)

FONDO PENSIONE? NO, GRAZIE  (un fondo pensione? E' per sempre! ... estratti da un volantone del Cobas Sogei di Roma)

Esposto penale

alla Procura della Repubblica

sul FURTO DEL TFR

e sui fondi pensione

  • Notizie false e tendenziose su un inesistente deficit dell’Inps
  • Spese assistenziali a carico dell’Inps, in barba alla legge del 1989 che le separa dalle spese previdenziali
  • Banche che danno finanziamenti agevolati alle aziende che “convincono” i propri dipendenti a dare il TFR alle stesse banche 
  • Neo assunti che, all’atto dell’assunzione, devono “liberamente” dire sì o no al definitivo trasferimento del TFR a fondi gestiti dai propri padroni e sindacati 
  • Silenzio/assenso sul TFR per chi non sceglie, SI definitivo per chi dice SI,   NO provvisorio per chi dice NO
  • Utilizzo di salario (TFR) in borsa anche senza consenso del lavoratore
  • Fondi pensione a totale ed esclusivo rischio per i lavoratori
  • Detassazione per i fondi pensione e raddoppio delle tasse per il TFR
  • copertura di buchi di bilancio dello Stato con il TFR 
  • Soldi dei contratti riservati a chi aderisce ai fondi pensione privati, nulla per chi non vi aderisce
  • Decine di milioni di € di soldi pubblici per fare pubblicità ai fondi pensione privati
  • Conflitti di interesse di padroni e sindacalisti, col ministro del lavoro ex presidente del fondo pensione Cometa.

Il coordinamento nazionale dello Slai Cobas ha deciso di presentare alla Procura della Repubblica un esposto penale e invita tutti i lavoratori, i giuristi e le forze politiche e sociali interessate a collaborare alla stesura definitiva di questo esposto.

L’ESPOSTO PENALE VERRA’ PRESENTATO IN TUTTE

 LE PROCURE DELLA REPUBBLICA D’ITALIA

 MERCOLEDI 7 FEBBRAIO 2007

 

SI A PENSIONI PUBBLICHE DIGNITOSE !

NO ALLO SCIPPO DEL TFR

NO AI FONDI PENSIONE PRIVATI

Prepariamo una grande manifestazione nazionale

 unitaria a Roma per marzo/aprile

LAVORO STABILE, SALARIO, DIRITTI

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Il processo Diaz dunque procede, nonostante l'ultimo tentativo di
boicottaggio operato da parte della Polizia di Stato. La sparizione delle
molotov è infatti l'ultimo episodio di una lunga serie di intralci
all'attività dei magistrati. Ricordiamo l'invio di foto vecchie e
inservibili per i riconoscimenti, di elenchi incompleti degli agenti
impiegati nel blitz, il rifiuto di riconoscere il poliziotto con la coda di
cavallo ripreso da una telecamera e di rivelare a chi appartiene la
quindicesima firma, risultata illeggibile, sul verbale d'arresto.

Sul caso delle molotov presenteremo un esposto all'autorità giudiziaria, ma
chiediamo un intervento immediato anche al ministro dell'Interno, affinché
ordini un'inchiesta interna alla polizia di stato. Fatti così gravi, e che
compromettono così pesantemente la credibilità delle istituzioni, non
possono accadere senza una forte reazione da parte degli organismi
democratici.

Genova, 25 gennaio 2007

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Mobilitazione globale di Amnesty International in occasione del quinto anniversario dell'apertura del centro di detenzione di Guantánamo Bay

In occasione del quinto anniversario dell’apertura del centro di detenzione di Guantánamo Bay, milioni di soci e di simpatizzanti di Amnesty International in ogni parte del mondo sono mobilitati a partire da oggi (giovedì 11 gennaio) per chiedere alle autorità Usa la chiusura, una volta per tutte, del campo di prigionia.

Con l’inizio del sesto anno di detenzioni nella base navale Usa in territorio cubano, Amnesty International rinnova il suo appello affinché tutti i detenuti di Guantánamo Bay siano sottoposti a un processo equo senza ulteriore ritardo oppure siano rilasciati. Manifestazioni e altre iniziative sono previste in città di più di venti paesi, tra cui Washington, Tokio, Tunisi, Tel Aviv, Londra, Madrid e Asunción.

A Roma, l’appuntamento è alle 17.30 in piazza di Pietra. Al centro della piazza verrà allestita una gabbia con detenuti in tuta arancione e verranno lette testimonianze di ex detenuti di Guantánamo. Seguirà una conferenza stampa, alle 18.30, all’interno del Caffè Fandango, nella stessa piazza.

“Nessuna persona può essere posta al di sotto della protezione della legge e nessun governo può ritenersi al di sopra di essa” – ha dichiarato Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International. “Il governo statunitense deve mettere fine a questa parodia di giustizia. Inoltre, non basta che i leader mondiali si dicano preoccupati per Guantánamo, continuando al contempo a portare avanti i loro rapporti con gli Usa come se niente fosse. La comunità internazionale deve esercitare una pressione efficace sugli Usa affinché chiudano Guantánamo e ripristinino il rispetto per il diritto internazionale”.

“Ogni giorno che passa” – ha aggiunto Khan – “la crudeltà del regime di detenzione a tempo indeterminato raggiunge nuovi picchi. Guantánamo è finita per diventare il simbolo di quanto si siano rivelate vuote le promesse del governo Usa che il rispetto dei diritti umani e della legge sarebbe stato al centro della risposta agli attacchi dell’11 settembre 2001. Torture, umiliazioni, discriminazione, aggiramento dei tribunali e disprezzo per i trattati internazionali, nella quasi totale impunità, sono parte integrante dei cinque anni di vita di Guantánamo”.

Il primo di oltre 750 detenuti, di più di 45 nazionalità, è arrivato alla base di Guantánamo l’11 gennaio 2002. In seguito, vi sono stati trasferiti minorenni anche di 13 anni di età, gente che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato e decine di persone consegnate agli Usa da Pakistan e Afghanistan in cambio di taglie di migliaia di dollari.

Cinque anni dopo, a Guantánamo rimangono ancora circa 400 detenuti. Nessuno di loro è stato processato o è comparso di fronte a un tribunale. La loro detenzione è illegale. Nessuno di loro sa per quanto tempo dovrà stare lì e questa è di per sé una forma di abuso psicologico, che si aggiunge agli abusi fisici cui sono sottoposti i prigionieri. La crudeltà di una detenzione pressoché in isolamento si estende alle loro famiglie.

Le autorità statunitensi hanno definito i detenuti di Guantánamo “combattenti nemici” in un conflitto globale. Che il mondo sia considerato un “campo di battaglia” lo dimostra il fatto che i prigionieri sono stati catturati in Gambia, Bosnia, Mauritania, Egitto, Indonesia e Thailandia, oltre che in Pakistan e Afghanistan.

Sebbene le sue attività siano circondate dal segreto, è noto che la Cia ha gestito un centro d’interrogatorio a Guantánamo. Amnesty International ha segnalato con preoccupazione alle autorità Usa che agenzie di altri paesi, tra cui Cina e Libia, sono entrate nel centro di detenzione e hanno preso parte ai maltrattamenti.

Inoltre, alcuni dei prigionieri di Guantánamo sono stati detenuti in carceri segrete, gestite dalla Cia in altre parti del mondo, prima di essere trasferiti alla base navale.

“Guantánamo è il centro di una ragnatela di prigioni segrete e di trasferimenti illegali di prigionieri che gli Usa hanno esteso al mondo, con la complicità di altri governi, inclusi quelli europei, del Medio Oriente e dell’Africa del Nord” – ha denunciato Khan. “È davvero arrivato il momento che gli Usa e i loro partner in queste attività illegali smantellino questa ragnatela di segretezza e di violazioni dei diritti umani”.

“Anziché rafforzare la sicurezza, queste pratiche hanno indebolito i diritti umani e la legge, che rappresentano il migliore antidoto all’insicurezza, e hanno minato l’autorevolezza degli Usa quando parlano di diritti umani altrove, come in Darfur” – ha concluso Khan.

Il governo Usa non solo ha ignorato gli standard internazionali sui diritti umani, ma ha anche bloccato il controllo giudiziario delle sue stesse corti. Lo scorso ottobre, il presidente Bush ha posto la propria firma sull’Atto sulle Commissioni militari, che sottrae alle corti statunitensi la giurisdizione per ricevere reclami di habeas corpus da parte di cittadini stranieri detenuti come “combattenti nemici”, compresi quelli di Guantánamo. L’habeas corpus è una garanzia fondamentale contro la tortura e le detenzioni arbitrarie. Amnesty International chiede che sia ripristinata e che sia abolito, o ne vengano sostanzialmente mutate le norme, l’Atto sulle Commissioni militari.

FINE DEL COMUNICATO Roma, 11 gennaio 2007

Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

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