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Archivio Maggio 2007

Berlino, 29/30 maggio 2007

Come per tutte le grandi mobilitazioni contro i vertici del potere globale un ruolo molto importante nell’organizzazione complessiva delle azioni, e specialmente della preparazione "psicofisica" degli stessi partecipanti, è rivestito dai Convergence Centres, cioé le strutture che provvedono ad accogliere gli attivisti e le attiviste che arrivano da ogni parte del mondo e che forniscono servizi semplici,di base, ma cruciali per la buona riuscita del controvertice; stiamo parlando di questioni come l’utilizzo di strumenti per la comunicazione e la possibilità di consumare un pasto caldo, del farsi una doccia ed avere le indicazioni dei luoghi dove poter andare a riposare e inoltre tutte quelle informazioni che possono risultare utili in contesti caotici come, appunto, sono le manifestazioni contro il G8 (il soccorso legale, le mappe geografiche, gli orari e i luoghi di concentramento delle manifestazioni, i "piani" d’azione, etc.). Last but not least, sono questi i luoghi dove le persone si incontrano e stringono relazioni, fanno amicizia e magari decidono di costruire una "banda" per andare insieme a fare ciò che è giusto...
In Germania oltre al Convergence Centre di Rostock, costruito in una vecchia scuola di un quartiere proletario della città, ve n’è uno ad Amburgo - il centro sociale Rote Flora - mentre a Berlino ve ne sono ben tre, tutti concentrati nel quartiere di Kreuzberg: il New Yorck 59 nel Bethanien, il Centro Sociale Kopi e il Clash. Il New Yorck 59 è posto in un edificio occupato da due anni, il Bethanien appunto, che si affaccia su Mariannenplatze, cioé il punto di partenza delle manifestazioni del 1° maggio rivoluzionario che da venti anni caratterizza la vita politica della sinistra autonoma e radicale di Berlino.
Il Bethanien è un posto eccezionale, non solo perchè gode di un enorme parco e di un’architettura superba ma per il fatto che gli occupanti sono riusciti a costruire un realtà complessa eppure molto viva nella sua informalità; al piano terra c’è un asilo multietnico autogestito mentre al primo c’è il piano dedicato alla socialità e quindi quello dove vivono in comune una trentina di persone, compresi diversi bellissimi bambini. Sempre nello stesso complesso vi é un centro sociale per i vecchi del quartiere e le stanze dove si riuniscono diverse strutture di base del territorio.
In verità, durante l’anno ci sono sempre ospiti al Bethanien; può capitare di incontrarvi compagne e compagni provenienti dai più diversi centri sociali d’Europa ma anche militanti sudamericani, statunitensi, russi e quant’altro o anche, più semplicemente, persone curiose, con la mente aperta sul mondo e la giusta dose di rabbia.
Il Kopi, invece, è un vero tempio del punk politico europeo; un posto "total underground" pieno di fascino e dove, anche quando non vi sono concerti, è bello andarsi a bere un birra in compagnia dei tuoi amici e pianificare le lotte, magari sotto lo striscione nero che pende dalla finestra centrale e che invita alla resistenza: Il Kopi è infatti sotto sgombero poiché, come l’Ungdomshuset di Copenaghen, è stato venduto a tradimento ai soliti speculatori che magari sognano (!?) di farne l’ennesimo, noiosissimo, squallido, centro commerciale. Il 12 di giugno il Kopi chiama tutti i centri sociali a esprimere solidarietà e resistenza nei loro territori, mentre il 16 è prevista una manifestazione internazionale a Berlino. Il Clash, infine, è un locale inserito all’interno di un palazzo dove sono presenti molte associazioni di sinistra, giusto sulla strada dove - sempre in questi stessi giorni e come ogni anno - si tiene un grande carnevale a cui partecipano tutte le comunità di immigrati da ogni parte del mondo con i loro carri ed esibizioni musicali.
La metropoli vista da queste latitudini acquista una luce davvero diversa; è come se uscisse fuori da se stessa e si trasformasse in tanti nuclei, comuni, collettivi, macchine che agiscono dentro e su di essa secondo il piano inclinato della sovversione dell’esistenza. Nuclei selvaggi, comuni insorgenti, collettivi senza identità, macchine di guerra partigiana, bande di strada e gangs del pensiero, costituiscono un concatenamento d’enunciazione collettivo che a sua volta esprime il suo ritornello, il quale crea i suoi territori.
Quelli che si ascoltano in questi giorno sono di diversi tipi: affettivi, desideranti, politici. O tutto questo insieme, a volte.
Ma certo quello più ripetuto è Smash G8...e i territori della resistenza sono già lì.
Squat the world and stay free!

International Brigades, Italian Section

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Tag: pace,dirittiumani,polizia

Pubblicato su You Tube il documentario realizzato da RadioRadicale.it contenente un video esclusivo girato dal militante del Partito radicale Ottavio Marzocchi durante il suo arresto, la radiocronaca in diretta per Radio Radicale di David Carretta, la documentazione sui pestaggi contro i partecipanti al Gay Pride, l'arresto di Marco Cappato da parte delle forze speciali russe, il duo Tatu, la complicità della polizia russa con i naziskin e gli ortodossi anti-gay.

Le prove di come il regime di Putin continua a reprimere con ogni mezzo la libertà di espressione.

Guarda e diffondi:

http://www.youtube.com/watch?v=1-dhQfJmODs

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W LA POLIZIA

31
mag 2007
by Sammy

Italia, maggio 2007

Novità nel caso di Federico Aldrovandi, il ragazzo di Ferrara morto il 25 settembre 2005 dopo un violento e dubbio fermo di polizia: Nuove prove erano insabbiate nella cassaforte della questura di Ferrara. Potrebbero esserci dei risvolti interessanti sul piano penale.

Riproduciamo, qui di seguito, l'articolo pubblicato oggi dal Corriere dell Sera (Mercoledì 30 maggio 2007)

-Le sorprese erano chiuse in cassaforte. Ci sono novità sulla storia di Federico Aldrovandi, lo studente diciottenne che il 25 settembre 2005 morì a Ferrara dopo essere stato fermato dalla polizia. Tutto era pronto per l’udienza preliminare che il prossimo 20 giugno deciderà se mandare a processo quattro agenti accusati di omicidio colposo. Ed invece, dalla questura arrivano nuovi reperti, sconosciuti agli atti dell’inchiesta. Dagli «originali » delle telefonate ai tamponi imbevuti del sangue del ragazzo. E con essi affiorano dubbi e sospetti, ai quali dà corpo Alessandro Gamberini, legale della famiglia del giovane: «È la prova di come in questa inchiesta il materiale di indagine sia stato accuratamente selezionato, dato o non dato a seconda della convenienza. Per fortuna qualcosa è cambiato». Aldrovandi muore a Ferrara, in via Ippodromo, dopo aver trascorso la notte in un centro sociale di Bologna. Così ricostruiva i fatti una nota della questura: «Alle 6.25 personale di Polizia interveniva su segnalazione di alcuni cittadini che avevano riferito del comportamento strano di un giovane. Poco dopo, il giovane è stato colto da malore».



La vicenda
 
Caso chiuso. Morto per cause naturali, durante il trasporto in ospedale. Overdose, si dirà poi. Tre mesi dopo Patrizia, la madre di Federico, apre un blog per chiedere nuove indagini. Emergono testimonianze che parlano di un controllo piuttosto energico da parte degli agenti intervenuti. Secondo i consulenti della famiglia ci sarebbe stata una violenta colluttazione tra quattro agenti e Aldrovandi, sottoposto ad una immobilizzazione forzata con schiacciamento della cassa toracica. Il 9 gennaio 2007 c’è la richiesta di rinvio a giudizio per quattro poliziotti. La partita giudiziaria si giocherà su perizie mediche e sulle diverse ricostruzioni degli orari. Anche per questo, è di grande onestà e pulizia la nota datata 2 febbraio 2007 della Squadra mobile di Ferrara che accompagna le nuove rivelazioni. Scrive il dirigente: «In data odierna ho avuto accesso, per la prima volta, al registro degli interventi del 113 relativo al periodo di indagine, fino ad oggi custodito nella cassaforte dell’Unità di polizia giudiziaria». Per una circostanza fortuita, si apre così, «per la prima volta», lo scrigno che contiene gli originali degli atti compiuti quel 25 settembre 2005.
 
Il catalogo è questo: ci sono tutti i brogliacci delle telefonate effettuate dagli agenti, e gli orari del loro intervento nel luogo dove Federico Aldrovandi cominciava la sua agonia. La Squadra mobile li mette a confronto con i documenti «puliti» che sono stati poi allegati agli atti dell’inchiesta. E scopre che tra la copia «in brutta» e quella in bella, ci sono differenze sostanziali. Sull’orario dell’arrivo della prima pattuglia, i cui agenti sono accusati di aver pestato Aldrovandi: «Doverosamente si deve rilevare come il foglio di intervento originale, annullato con dei segni trasversali a penna, è parzialmente difforme» da quello poi trascritto agli atti. «In particolare, la difformità è relativa all’orario in cui è stato dato l'intervento, e la correzione fatta a penna contrasta con i fogli successivi ». Il nuovo questore di Ferrara, Luigi Savina, uno dei poliziotti più stimati dal Viminale, mette per iscritto di non aver chiesto «per ora» una relazione sull’accaduto ai due ispettori che hanno firmato i rapporti solo perché consapevole che anche la Procura ha un procedimento in corso sui modi con i quali è stata effettuata l’indagine sulla morte di Aldrovandi. Dal carteggio custodito in cassaforte spuntano anche due lettere «manoscritte in originale», che sono riferibili alle attività di sopralluogo compiute la mattina del 25 settembre—Aldrovandi morì poco dopo l’alba—«ma non risultano finora essere state inviate alla autorità giudiziaria».
 
L'ultima scoperta è forse la più clamorosa. La questura comunica di aver ritrovato anche sette tamponi intrisi di sangue «relativi al giovane Aldrovandi» conservati da ormai due anni nei frigoriferi della Polizia scientifica, e mai messi agli atti. In una vicenda dove autopsie, perizie mediche e sopralluoghi contano molto, è un dettaglio che potrebbe avere la sua importanza.>>
 
 
 

Marco Imarisio
30 maggio 2007

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Tag: polizia,dirittiumani,violenza



by Global Mobile Station Against G8   We will be everywhere!

 
Impressioni, racconti e analisi: un viaggio attraverso la Germania in rivolta contro il G8.

Amburgo, lunedì 28 maggio 

Oggi, 28 maggio, manifestazione contro il vertice dell’ASEM, un summit dei ministri degli esteri europei e asiatici che si riuniscono per contrattare lo sfruttamento delle grandi reti globali cercando di organizzare la governance nel contesto di una guerra altrettanto globale e che non accenna a voler finire: perché non può finire, come dice una canzone degli Assalti Frontali.
E’ così che comincia la mobilitazione in Germania contro la riunione del G8, questa tristissima associazione eversiva che cerca da anni di gestire l’ordine del mondo contro le moltitudini della sovversione gioiosa. Inutilmente.
I gruppi di attivisti arrivano a piccoli gruppi per non rischiare di essere intercettati dalle squadre di poliziotti che controllano le strade e magari ti fermano ancor prima che cominci la “demo”, perquisendoti e infastidendoti con il loro modi spicci: centinaia e centinaia di sbirri si aggirano attorno al concentramento cercando di intimidire la gente facendo mostra dei loro nuovissimi costumi da guerra. Ridicoli…
Partiamo. Un blocco compatto di duemila persone guida la manifestazione. Davanti due striscioni, “Autonomen in movimento contro il G8 e l’ASEM” e un altro che non ha bisogno di commenti: “Total Freedom”. E’ questa totale libertà di movimento e di vita, è questo flusso di desiderio del comune che struttura lo spirito della marcia che attraversa il vecchio quartiere portuale di S. Pauli, salutando la gloriosa HafenStrasse memore di epiche battaglie di resistenza per le case occupate - certo - ma specialmente per conquistare la dignità di una comunità organizzata contro il valore di scambio, contro il controllo dell’esistenza e l’imposizione di modelli di vita individualistici.
Dietro la testa gruppi vari di attivisti, clowns e una banda finto-militaresca che innalza una bandiera con su scritto “Fuck” segna il passo con i suoi rulli di tamburo. Siamo almeno 7/8.000 adesso. I poliziotti circondano la manifestazione per tutta la durata del corteo, davanti, dietro, ai lati fanno sentire la loro pressione e inizia una guerra di nervi con i manifestanti. Finte cariche, mezzi corrazzati armati di cannoni ad acqua che improvvisamente si parano davanti, tentativi di infiltrarsi nel corteo e magari fare qualche arresto a caso. Niente, il corteo risponde compattandosi, file di cordoni strettissimi evitano che le guardie in verde possano entrare e fare i loro comodi, slogan ironici invitano la sbirraglia a disperdersi, botti nel cielo segnalano dal cuore del corteo la volontà di andare avanti. Si conquista il diritto a manifestare metro per metro. Vengono scanditi slogan in almeno cinque lingue differenti; una compagna tedesca lo lancia in italiano e i greci urlano in francese, gli americani e i russi fanno altrettanto e gli italiani insegnano l’esatta pronuncia di “Siamo tutti clandestini”.
Al termine una raffica di comizi volanti e la polizia, nervosissima, comincia le manovre di accerchiamento, tentando di bloccare duecento persone che avevano l’unica “colpa” di essersi fermati dieci minuti in più del tempo previsto sulla piazza dei comizi. Provocano e intimidiscono, ma la resistenza si organizza e attacca le decine di furgoni ululanti che arrivano di gran corsa per buttare tutti dentro e portarli nelle decine di piccole carceri disperse per Amburgo. Questa manovra diversiva allenta la presa sui duecento che riescono in buona parte ad allontanarsi. Nel mezzo del caos viene bloccata da alcuni compagni anche una macchina con dentro dei delegati, una guardia del corpo perde la ragione e viene fuori brandendo la pistola.
La gente si raggruppa attorno al Rote Flora e appena sente le sirene delle decine di mezzi che arrivano cerca di mettere su qualche barricata, si ha il timore che vogliano entrare nel Centro Sociale e fare casino… ma la resistenza diffusa gli fa comprendere che non gli si permetterà di avvicinarsi più del dovuto e alla fine mollano, nonostante i cannoni che sparano acqua, i loro manganelli e le loro stupide armi. Gli si bersaglia con uova piene di pittura e… si sgonfiano. Poi tutti dentro il Rote Flora, ci si riposa, si mettono insieme le informazioni sugli arresti, si festeggia, si beve e si mangia tutti insieme.
La polizia è andata via, le strade sono libere, ci si può disperdere nei mille rivoli di vita.
Ci si saluta: il prossimo appuntamento è fra pochi giorni, a Rostock.
Lì si ricomporrà lo sciame dei ribelli.

International Brigades, Sez.Italia

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