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Archivio Ottobre 2007

17 Novembre 2007: Il Torino Social Forum ritorna a Genova

LA STORIA SIAMO NOI

Un appello alla mobilitazione di tutti per il 17 novembre "La storia siamo noi" non è uno slogan. E' un approccio preciso: da un lato la storia sociale, dall'altro la storia del potere. Chi lo ha cantato in questi anni lo ha fatto con l'istinto di chi sa di aver vissuto un pezzo importante della storia, ufficiosa o ufficiale che sia. E lo ha fatto pensando a Genova 2001. Con ogni mezzo necessario.
Dal 21 luglio 2001 in poi la giustizia e la politica hanno cominciato la revisione della storia che ognuno di noi ha vissuto sulla nostra pelle: coloro che si sono ribellati a una certa visione del mondo sono diventati terroristi; coloro che hanno seminato il panico nelle strade di Genova sono diventati i paladini dell'ordine e della giustizia.
Per sei lunghi anni tutto questo è serpeggiato nelle aule di tribunale, mentre la nostra voce collettiva si affievoliva, con un processo di rimozione collettiva che ha fatto sì che in molti dimenticassero che Genova non è stata solo il terrore in divisa, ma anche e soprattutto la forza e l'energia di centinaia di migliaia di persone che almeno per pochi giorni hanno pensato che il mondo potesse essere diverso da come ce lo hanno sempre raccontato e rappresentato. Per sei lunghi anni il teatrino delle corti penali si è sostituito alla presa di parola delle persone vive, nella convinzione che verità giuridica e realtà storica in qualche modo convergessero, nella speranza che in qualche modo tutto si sistemasse e non fossero in pochi a pagare la stizzosa vendetta del potere.
Le requisitorie dei pm Anna Canepa e Andrea Canciani nel processo che vede 25 persone imputate per devastazione e saccheggio, hanno completato l'operazione di revisione della storia che è cominciata il giorno dopo le mobilitazioni contro il g8 del 2001 e si sono concluse con la richiesta di 225 anni di carcere. Pensiamo che sia arrivato il momento di prendere di nuovo la parola, di gridare con forza che gli eventi del luglio 2001 appartengono a tutti noi, di mobilitarsi in massa e con intelligenza per fare si che 25 persone non paghino per qualcosa di cui siamo stati protagonisti tutt*, nessuno escluso.
Vogliamo rilanciare con forza la mobilitazione di massa del 17 novembre a Genova, e tutte le iniziative tese a riappropriarci della nostra memoria e del senso di quei giorni lontani sei anni ma ancora vivi in quello che hanno rappresentato. Vorremmo che tutti rilanciassero questo appello senza firme, senza identità, senza se e senza ma, perché Genova non è finita, è ancora qui, oggi, e riguarda tutti e tutti se ne devono fare carico, senza esclusioni.

Per cominciare primo appuntamento a Genova: 17 novembre 2007 LA STORIA SIAMO NOI

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Dopo aver fatto ridere amaramente tutta l'Italia per i loro litigi personali riversati sulle votazioni al senato dove si discuteva di finanziaria, ieri si uniscono per votare insieme contro una commissione d'inchiesta parlamentare che indaghi seriamente sugli evidenti abusi perpetrati dalle forze dell'ordine durante il G8 di Genova.

MASTELLA ministro della giustizia che si oppone ad un organo atto a fare giustizia

DI PIETRO che si unisce a Grillo per promuovere una nuova politica e poi è il primo a proteggere i poteri forti insabbiando la verità.

VERGOGNATEVI!!!  Le migliaia di testimoni che hanno visto cosa è successo e che reclamano giustizia, chiedono semplicemente di essere ascoltati, il problema che voi avete paura di sentire.

 

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TI AUGURO DI VIVERE

19
ott 2007
by Sammy


di Jean Debruynne

Ti auguro di vivere
senza lasciarti comprare dal denaro.
Ti auguro di vivere
senza marca, senza etichetta,
senza distinzione,
senza altro nome
che quello di uomo.
Ti auguro di vivere
senza rendere nesuno tua vittima.
Ti auguro di vivere
senza sospettare o condannare
nemmeno a fior di labbra.
Ti auguro di vivere in un mondo
dove ognuno abbia il diritto
di diventare tuo fratello
e farsi tuo prossimo.

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Riprendiamo la battaglia contro i CPT

Esiste un muro alto grigio ed invalicabile che circonda tutti, un muro che parte da Lampedusa, taglia di netto le nostre città e le nostre comunità, arriva a Roma e circonda Firenze, lega Milano a Genova, Torino e Bologna, si allunga fino a Padova e raggiunge diritto il confine Est, ricongiungendosi al muro della vergogna.
Gradisca d’Isonzo - Gorizia - confine Est.
Vi scriviamo da questa terra di confine, ci rivolgiamo a quanti, in questo tempo trascorso, non hanno mai smesso di lottare, ed a chi ha sperato nel superamento, promesso dall’alto, dell’esistenza dei cpt.
Da qui abbiamo visto le città che noi tutti abitiamo trasformarsi in enormi gabbie, abbiamo visto l’emergenza securitaria travolgere la realtà che ci circonda, abbiamo visto ogni angolo, ogni strada, diventare luogo di persecuzione del diverso disegnato come un pericolo.
Da qui, mentre in molti, forse troppi, aspettavano che dall’alto qualcuno chiudesse o superasse i centri di detenzione, abbiamo visto la società intera trasformarsi in un grande Cpt a cielo aperto.
E’ per questo che, insieme ad altri, il 3 marzo, avevamo camminato verso il Cpt di via Mattei, a Bologna, con lo sguardo rivolto alle barriere ed ai fili spinati, alle gabbie ed alla sospensione dei diritti che crescevano nella realtà che ci circonda.
Da qui, dalle terre di confine, abbiamo anche assistito a quello che per molti è stato il tempo delle false illusioni e delle mistificazioni, per altri, del possibile superamento e dell’umanizzazione, il tempo in cui il Governo, dall’alto, avrebbero dovuto rispondere a dieci anni di lotte contro i lager per migranti.
Quello di oggi è però un tempo diverso da quello delle promesse e delle speranze, e mentre molti aspettavano, questo è diventato il tempo dei pestaggi nel Cpt di Modena e delle rivolte in quello di Bari, il tempo dei restauri del Cpt di Bologna e della costruzione di quello in Sardegna, il tempo della riapertura della struttura di Ragusa e del nuovo corso del centro di Lampedusa.
Mai come in questo tempo i Cpt sono stati così tanti e così disumani.
Da queste parti, nella terra di confine da cui vi parliamo, il mostro chiamato Cpt di Gradisca è entrato, durante la sua "umanizzazione", a pieno regime, e la nebbia del superamento ha cominciato a diradarsi sostituita solo dai fumi dei gas.
Il superamento, le commissioni, i proclami, hanno lasciato il posto ai lacrimogeni lanciati contro i richiedenti asilo, "l’umanizzazione", alle rivolte dei detenuti chiamati "ospiti" (3 in 20 giorni), l’annunciata accoglienza, all’accorpamento di Cpt e Cpa, e tutta la disumanità che avvolge i Cpt si è tradotta nel ricovero per soffocamento di una bimba di otto mesi rinchiusa nella struttura isontina e raggiunta dai gas usati per sedare le sommosse.
L’illusione e le speranze verso chi aveva promesso la chiusura dei centri hanno quindi ceduto il passo alla realtà.
Questa realtà più nitida, liberata dalle ambiguità, è il terreno su cui rimetterci in cammino.
Perché sappiamo che Gradisca non è sola e neppure unica, ed è per questo che ci rivolgiamo a voi, a chi non ha mai smesso di lottare e a chi ha sperato che dall’alto qualcosa potesse avvenire, perché questa realtà su cui camminare possiamo affrontarla solo insieme.
Non può esistere una battaglia per i diritti di cittadinanza, sicuri ed universali, senza che questa riparta dai CPT, non può esistere una battaglia per la democrazia e l’autogoverno se non a partire dal rifiuto della loro presenza in ogni territorio, non ci può esserci una lotta vincente contro il "delirio securitario" senza che questa parta dalla chiusura immediata dei lager per migranti.
La battaglia per i diritti sicuri deve ripartire dalla matrice.
Noi ci siamo rimessi in cammino, e ci rivolgiamo prima di tutto al sentimento di indignazione che anima quanti hanno sempre creduto o credono oggi che i cpt vadano semplicemente chiusi, affinché nei prossimi mesi riprendano e si moltiplichino le iniziative contro i cpt, contro chi li gestisce, ditte in appalto o costruttrici.
...insieme, perché questa battaglia ha a che vedere con la precarietà, la guerra, ed il governo della vita che disegnano le linee di confine dell’Europa.
.....dal basso, perché quello per la chiusura dei cpt o è un percorso che cresce dal basso o non è.
Perché solo insieme e dal basso quelle barriere potremmo abbatterle.
Perché se il tempo dell’illusione è finito allora ricominci il tempo del desiderio.
Perché le lotte contro la Tav ed il Dal Molin ci hanno riconsegnato tutta la potenza dell’agire collettivo, perchè se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia.
Le associazioni e i movimenti contro il CPT di Gradisca d’isonzo

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