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Archivio Novembre 2007

Un'altra manganellata

24
nov 2007
by Sammy
Sabato a Genova, oltre 50.000 persone hanno manifestato per richiedere
verità e giustizia per Genova.

Oggi il governo, con il silenzio assenso di tutti (anche di quei politici
che sabato erano a Genova con noi), ha ulteriormente promosso Luperi (già
promosso in precedenza da Berlusconi): uno dei responsabili della macelleria
messicana alla Scuola Diaz.

L'ex capo di polizia, De Gennaro, indagato per induzione alla falsa
testimonianza nel processo Diaz e promosso capo di gabinetto da Amato,
continua il suo lavoro.

Non ho parole.

Enrica Bartesaghi



comunicato stampa

COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA 
www.veritagiustizia.it - info@veritagiustizia.it


UN'ALTRA BASTONATURA
Siamo senza parole. La promozione di uno dei dirigenti imputati al processo
Diaz - Giovanni Luperi, nominato capo del Dipartimento analisi dell'ex Sisde
- è un nuovo insulto all'etica costituzionale, una nuova bastonatura per chi
fu vittima delle violenze e degli abusi nella "famigerata "notte dei
manganelli", definita a suo tempo "una notte cilena" dall'attuale ministro
degli Esteri.La sospensione dello stato di diritto avvenuta a Genova nel
luglio 2001 non ha portato a scelte serie e forti in difesa delle garanzie
costituzionali. Né il governo del tempo, né quello attuale hanno chiesto
scusa alle vittime, sospeso i dirigenti implicati,  promosso una commissione
parlamentare d'inchiesta, come dovrebbe avvenire in un paese democratico,
fedele alla lettera e allo spirito della Costituzione. Si è legittimato
l'operato delle forze di polizia, protagoniste di ripetute violazioni dei
diritti umani e civili. La partecipazione al sanguinoso blitz alla Diaz, che
ha macchiato in modo indelebile l'immagine della polizia di stato, sembra
aver favorito le carriere dei dirigenti rinviati a giudizio. I cinque-sei
imputati di grado più alto sono stati tutti promossi. La nomina
dell'imputato Luperi a un ruolo così delicato nell'ambito dei servizi
segreti è una triste e preoccupante conferma dell'incapacità del potere
politico di garantire e difendere i diritti democratici di tanti cittadini
umiliati nelle strade, nelle scuole e nelle caserme di Genova durante il G8
del 2001.

Genova, 22 novembre 2007

www.veritagiustizia.it

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Due appuntamenti con Silvia Baraldini in occasione della
consegna della Cittadinanza Onoraria da parte della Città di Venaria Reale

30 novembre/1 dicembre - Collegno/Venaria Reale

La Città di Venaria Reale e ARCI Valle Susa promuovono due occasioni di incontro con Silvia Baraldini, in occasione della consegna a Silvia della Cittadinanza Onoraria da parte di Venaria Reale.
«Pensiamo che questa due giorni possa significare un altro passo di un percorso che restituisce a Silvia quei diritti di cittadinanza che le sono stati strappati tanti anni fa quando la sua difficile esperienza è iniziata».

Venerdì 30 Novembre, ore 21.00
Sala Polivalente di Villa 5 – Certosa Reale
Via Torino 9/6 – Collegno

Silvia Baraldini, Cittadina.” - incontro pubblico
PIERO SANSONETTI (Direttore di “Liberazione”)
intervista SILVIA BARALDINI

Sabato 1 Dicembre, ore 9.30
Sala del Consiglio Comunale della Città di Venaria Reale
Piazza Martiri della Libertà, 1

Consegna della Cittadinanza Onoraria a Silvia Baraldini

Interverranno:
On. Pasqualina Napoletano (Europarlamentare Commissione Diritti Umani)
Nicola Pollari (Sindaco della Città di Venaria Reale)
Franco Izzo (Presidente del Consiglio Comunale)
Rosa Perrone (Assessore alle Pari Opportunità)
Valeria Galliano (Assessore alle Risorse Educative e ai Giovani)

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La storia siamo noi

19
nov 2007
by Sammy

Quelli che nel 2001 c’erano e molti, moltissimi altri che non c’erano.
Dopo la richiesta di 225 anni di carcere per 25, tra le migliaia di manifestanti che nel 2001 esercitarono il diritto a resistere alla violenza delle forze dell’ordine, a Genova, prende corpo la realtà dei movimenti.
Fin dalle prime ore della notte, le principali stazioni ferroviarie d’Italia sono state invase da migliaia di persone che, nonostante la volontà di Trenitalia, hanno conquistato il diritto a raggiungere il capoluogo ligure, per riaffermare il diritto a manifestare, oggi come allora.

Il corteo ha percorso le strade di Genova per ribadire che la storia di quelle giornate, la storia dei movimenti di allora, e di quelli che verranno, non può essere scritta nelle aule dei tribunali o dalla politica ufficiale, ma appartiene ad una moltitudine di uomini e donne che non hanno smesso di lottare per la dignità, contro la guerra, contro l’ingiustizia.

Si è discusso molto della necessità di una Commissione d’inchiesta per far luce sulla verità di quelle giornate, ma contemporaneamente, il Governo in carica, ha votato i finanziamenti per il prossimo G8, quello della Maddalena.
E’ nelle strade del capoluogo ligure che oggi invece viene affermata la verità sul G8 di Genova: la verità dei movimenti, di quanti oggi lottano contro le politiche di guerra, contro la precarietà e la gestione securitaria della vita delle città. I recenti fatti di cronaca, gli abusi della Polizia, la violenza e l’arroganza del potere, hanno strettamente a che vedere con la cronaca di quei giorni, con le cariche contro il corteo di Via Tolemaide. Ma dal corteo emerge soprattutto la volontà dei movimenti di scrivere la storia di domani, di trasformare la realtà che ci circonda.

Don Gallo, dai microfoni del sound system, ha dato il benvenuto a quanti, tantissimi, hanno raggiunto Genova: “Oggi come allora contro l’arroganza dei potenti”.
La manifestazione è aperta proprio dalla Comunità di San Benedetto del Porto, seguita dallo spezzone dei Centri Sociali.


In più di 100.000 hanno percorso le stesse vie che, nel 2001, hanno visto migliaia e migliaia di manifestanti resistere alla volontà di annientamento di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, che contro i cortei di allora avevano ingaggiato una vera e propria guerra.
Oggi, quel diritto a resistere è una pratica comune dei movimenti, patrimonio di chi si batte contro la costruzione della base militare Dal Molin come di chi si oppone alla costruzione della Tav, di quanti si battono per i diritti e contro la guerra.
“A Genova, numerosi e con rabbia, per portare solidarietà e per ribadire l’attualità delle giornate del 2001” queste le voci del movimento contro la costruzione della base di militare di Vicenza, presente al corteo. Ricordiamo che, proprio a Vicenza, il 15 dicembre si terrà una manifestazione europea contro la base; solo la scorsa settimana, un militare dell’esercito americano ha investito un militante del Presidio Permanente No Dal Molin, durante una iniziativa.

Dal palco di Piazza De Ferrari ancora Don Gallo apre gli interventi finali. “Vorrebbero far ricadere la responsabilità dei fatti Genova su 25 persone, mentre i veri responsabili sono stati promossi ad alte cariche dello Stato”
Tutto stretto attorno ai 25 compagni processati, e con lo sguardo rivolto all’appuntamento del 15 dicembre a Vicenza, il corteo fatica ad entrare nella Piazza dove si conclude la manifestazione.
“Una enorme voce, molteplice ma unita, ha oggi detto che il movimento è vivo nonostante vogliano seppellirlo con anni di carcere, è vivo e si è imposto oggi come attore principale della nostra storia, il prossimo appuntamento è quello del 15 dicembre a Vicenza”, queste le parole di Luca Casarini da Piazza De Ferrari.

All’arrivo nella Piazza finale, zona rossa nel 2001, lo striscione di apertura del corteo, “La storia siamo noi”, viene seguito da un fiume di persone.
La storia di quei giorni, ma soprattutto la storia che ancora i movimenti vogliono scrivere nel futuro, riparte da Genova.

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Domani a Genova

16
nov 2007
by Sammy

Non gli è bastato assassinare Carlo Giuliani; hanno dovuto archiviare il processo ai suoi assassini.

Non sono bastate la mattanza della Diaz, l’orrore delle torture di Bolzaneto, la macelleria cilena delle strade di Genova: devono far cadere in prescrizione i reati commessi dalle cosiddette forze dell’ordine e garantire, con centrodestra e centrosinistra in sintonia, la continuità del comando della polizia e la promozione di De Gennaro.

Oggi 25 compagni/e a Genova e 13 a Cosenza rischiano di pagare carissima, con secoli di galera e milioni di euro di multa, la rivolta, praticata insieme ad altri 300.000, contro la calata dei padroni del mondo a Genova per il G8 del luglio 2001.

A Napoli sono già stati pesantemente condannati alcuni attivisti per una iniziativa di protesta contro il carovita alla Ipercoop di Afragola, mentre su altri 19 incombe il processo per una iniziativa analoga a Roma il 6 novembre del 2004. Diventa sempre più frequente che i protagonisti dei conflitti sociali finiscano seppelliti dalle condanne piuttosto che vedere una risposta alle legittime esigenze popolari che pongono

La magistratura genovese non ha esitato a sostenere contro i processati incredibili e pesantissimi capi di imputazione, devastazione e saccheggio (a Genova) e cospirazione contro i poteri dello stato (a Cosenza), che fanno accapponare la pelle a qualsiasi sostenitore dello stato di diritto.

Quello stato di diritto che viene ridotto a brandelli in questi giorni da una isteria securitaria, che, incubata dalla propaganda razzista e fascista durante il governo Berlusconi e poi accelerata dall’ossessione del controllo e dell’ingabbiamento sociale da parte dei sindaci-sceriffi del centrosinistra con le ordinanze repressive contro lavavetri e writers, oggi sfocia nel decreto del governo di chiara matrice razzista e xenofoba, con il “dolce” Veltroni a menare le danze contro romeni e rom.

Il tutto mentre governo, Confindustria, Cgil-Cisl-Uil procedono nella demolizione dei diritti sociali con il protocollo del 23 luglio che massacra la previdenza pubblica e rende eterna la precarietà, con una Finanziaria che dà soldi solo al padronato e immiserisce salari e servizi sociali, che aumenta ancora le spese militari e addirittura vede il centrosinistra compatto nello stanziamento di 30 milioni di euro per riportare in Italia (alla Maddalena) il G8 nel 2009.

I processi di Genova e Cosenza costituiscono una ignobile operazione liberticida, che non solo mette terribilmente a repentaglio la libertà degli imputati/e, ma rappresenta un monito minaccioso contro tutto il movimento antiliberista e no-war, contro tutte quelle lotte sociali che fuoriescono dalle compatibilità capitalistiche, contro tutti/e coloro che continuano a battersi per un altro mondo possibile e indispensabile.

Si processano i nostri compagni/e perché si vuole delegittimare e cancellare ogni traccia di conflitto sociale.Ma il movimento non si fa processare: per questo saremo tutti/e a Genova, nel ricordo di Carlo Giuliani, per richiedere l’assoluzione di tutti gli imputati/e di Genova e Cosenza. Lo faremo nella continuità ideale e concreta con le lotte di quest’anno, dal 9 giugno allo sciopero del 9 novembre, perché il conflitto sociale non può essere ingabbiato, perché non permetteremo che siano i tribunali a riscrivere la storia dei movimenti e di chi si ribella ai padroni del mondo, al dominio spietato del profitto, della guerra, della mercificazione totale dell’esistente.

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