la cella numero due di una delle gabbie del centro di
detenzione per migranti di corso Brunelleschi. Un
centro appena ristrutturato e dalla capacità
raddoppiata grazie ai dodici milioni di euro stanziati
dal governo Berlusconi e spesi con il pieno avallo del
governo Prodi: un restyling delle mura di cinta e dei
container, ora in muratura, e degli edifici della
gestione, quelli sì tutti nuovi.
Sabato mattina Hassan "era nel suo letto, aveva la
bava alla bocca, il cuscino era bagnato, abbiamo
provato a svegliarlo, c'era suo fratello Najal al
telefono, ma non respirava più! Aveva le braccia blu.
Allora abbiamo chiamato e sono venuti, ma prima no!
Venerdì notte abbiamo suonato tre volte il citofono e
abbiamo continuato a chiamare, ma nessuno è venuto a
vedere che stava male..." (dall'intervista raccolta
durante la visita di lunedì 26/5). Il colonnello
Baldacci, responsabile della struttura per conto della
Croce Rossa Italiana, su La Repubblica di lunedì 26/5
nega che ci siano state negligenze e aggiunge: "sono
clandestini, abituati a dire bugie, mentono su data di
nascita, nazionalità, nome. Per loro è facile e
abituale non dire la verità. Non vedo perché, allora,
si debba credere alle storie che raccontano. Vogliono
solo creare il caos".
Queste parole pesanti, pronunciate anche di fronte
alle telecamere del TG3 con assoluta freddezza,
mostrano il volto più brutale di tutta la vicenda:
Baldacci ci sta dicendo, senza minimamente cercare una
giustificazione alla tragedia che chiama in causa la
sua diretta responsabilità
perché sa che in fondo a pochi interessa davvero
qualcosa di Hassan, della sua morte, come a pochi
interessava della sua vita o di quella degli altri
migranti rinchiusi. Baldacci ci butta in faccia che la
morte di un tunisino privo di documenti, malato e
tossicodipendente, chiuso in una gabbia in attesa di
espulsione, non conta nulla.
Il sistema di inclusione differenziale che struttura
la nostra società (migranti/autoctoni
clandestini/
poveri/ricchi.
fondo, lentamente ma con metodo, il campo dei "paria".
Gli intoccabili/
interni alla metropoli, tracciati sulla base
dell'esclusione sociale, confini che nel caso del Cpt
si rendono visibili per minacciare chi fosse
intenzionato a valicarli. Il lager non nasconde i
paria dallo sguardo degli "inclusi", ma piuttosto li
mostra loro perché li possano riconoscere come "altri
da sé". Così questa morte viene a dirci che non siamo
uguali, che esiste una classe di intoccabili
(immigrato, arabo, clandestino, tossicodipendente.
che non ha diritti esigibili e per la quale la morte
non è una tragedia, non può e non deve indignarci.
Questo può avvenire dentro un carcere etnico così come
nella corsia di un ospedale non a pagamento, o dentro
una fabbrica in smantellamento, o in un cantiere senza
le minime disposizioni di sicurezza, o ancora con la
morte cercata per disperazione, o quella data per
violenza brutale dentro le mura domestiche..
Noi invece siamo indignati per questa morte e per
quello che rappresenta. Denunciamo con forza come
inaccettabile questo sistema della cittadinanza "a
strati", basata su appartenenze etniche o di classe,
un sistema che permette che un migrante muoia di
polmonite o per una reazione allergica sotto gli occhi
della Croce Rossa e a 500 metri da un ospedale!
Per questo motivo chiediamo l'immediata rimozione del
Colonnello Baldacci e la sospensione della concessione
della gestione del centro alla Croce Rossa. Chiediamo
che nessuno dei migranti detenuti, che stanno
continuando con forza e determinazione a lottare per
manifestare la propria rabbia, sia espulso.
Chiediamo che la famiglia di Hassan, che da dieci anni
non vedeva il proprio congiunto, possa avere verità e
giustizia.
Sabato 31 maggio saremo ancora una volta in piazza per
ribadire che non vogliamo lager, né qui né altrove!
Gruppo migranti Torino
Le delegazioni di 109 Paesi riunite a Dublino hanno trovato finalmente l'accordo sul testo del trattato per la messa al bando delle bombe a grappolo. Lo ha riferito una portavoce del ministero degli Esteri irlandese. "Il testo ha avuto l'assenso di tutti i delegati", ha detto la portavoce. Dopo dieci giorni di dibattito allo stadio Croke Park nella capitale irlandese, i diplomatici hanno concordato nella forma e nella sostanza il patto che impegnera' i firmatari a cessare definitivamente l'uso, la produzione, la vendita e l'immagazzinaggio delle 'cluster bomb', ordigni micidiali che prima dell'impatto al suolo disseminano sul terreno migliaia di piccole bombe in grado di espondere anche a distanza di anni, spesso tra le mani di bambini incuriositi da quegli oggetti, e di provocare mutilazioni. Il patto impegna anche a provvedere all'assistenza delle vittime e alla bonifica delle aree interessate. Con un'iniziativa a sopresa, nel pomeriggio il premier britannico, Gordon Brown, aveva annunciato a Londra che il suo Paese avrebbe unilateralmente messo fuori uso tutti i tipi di 'cluster bomb' in dotazione alle forze armate del Regno Unito. Un annuncio che ha sortito l'effetto desiderato: sbloccare la trattativa a Dublino.
Da Fuoriluogo, di Livio Pepino - 23 maggio 2008
Il formalismo dei giuristi, e dei giudici in particolare, riserva ogni giorno qualche nuova sorpresa, per lo più spiacevole. L’ultima dice che se un ragazzo (o un maturo signore) acquista o porta con sé da un viaggio in Olanda o riceve in regalo da un amico una piccola quantità di hashish per fumarselo in santa pace non commette reato (pur residuando un illecito amministrativo), mentre se quella sostanza se la procura con il “fai da te”, cioè coltivandosela in giardino o sul balcone, deve essere punito con il carcere come un trafficante di cocaina ai sensi dell’art. 73 del testo unico n. 309 del 1990
(e successive modifiche), la cui rubrica recita, un po’ grottescamente dati gli esiti a cui conduce, «produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope». Purtroppo non è uno scherzo ma la realtà conseguente all’intervento congiunto di un legislatore crudele e distratto (che non si cura di dettare norme chiare e razionali) e di una magistratura di legittimità disinteressata agli interessi materiali sottostanti alle decisioni, considerate poco più che un gioco di abilità enigmistica. I termini del problema sono semplici.
Il legislatore, nell’individuare, all’art. 75 del testo unico, le ipotesi di esclusione della illiceità penale del possesso di stupefacenti, fa riferimento alla condotte di «importazione», «acquisto» o «detenzione» di stupefacenti per uso personale. Tra le condotte indicate non è espressamente menzionata la «coltivazione» e ciò ha aperto, tra i supremi giudici della Corte di cassazione, una annosa querelle.
La giurisprudenza prevalente, fondandosi sul dato letterale della norma e temendo forse indicibili abusi, ha stabilito che la coltivazione di piante da cui possono ricavarsi sostanze stupefacenti rientra nell’ambito applicativo dell’art. 73 del dpr n. 309 e che è irrilevante ai fini penali la destinazione ad uso personale della coltivazione (così la quarta sezione penale, nella sentenza 17 ottobre 2006, Quaquero e altro e la sesta sezione penale, nella sentenza 15 febbraio 2007, Casciano). Con sano buon senso e altrettanto acume giuridico un collegio della sesta sezione, chiamato a pronunciarsi su un caso di condanna per la coltivazione di cinque piantine di marijuana, ha, peraltro, cambiato orientamento, annullando la condanna e affermando una cosa tanto ovvia quanto coerente con il sistema, e cioè che
«la coltivazione di piante da cui possono ricavarsi sostanze stupefacenti, che non si sostanzia nella coltivazione in senso tecnico-agrario ma rimane nell’ambito concettuale della cosiddetta coltivazione domestica, ricade nella nozione della detenzione, sicché occorre verificare se, nella concreta vicenda, essa sia destinata ad un uso esclusivamente personale del coltivatore» (sentenza 18 gennaio 2007, Notaro).
La decisione è all’evidenza saggia ma, determinando quel che si chiama un «contrasto giurisprudenziale», ha provocato l’intervento risolutivo del massimo organo di legittimita, cioè le sezioni unite della stessa Corte di cassazione. Così, nell’aprile scorso, è arrivato il verdetto: saggezza e buon senso sono stati archiviati ed è stato riconfermato che tenere sul balcone un vaso con una maledetta piantina è un comportamento criminale e meritevole di essere punito con il carcere... Ora aspettiamo la motivazione della sentenza, ma intanto occorre ricominciare a ragionare. Il clima politico e il formalismo giuridico imperante non promettono niente di buono nei tempi brevi e neppure nei tempi medi. Ma mettendo in circolo idee e intelligenza anche la giurisprudenza può cambiare. Altre volte è accaduto.






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