ALLE 23 DEL 17 LUGLIO A PARTINICO NUOVO ATTO DI INTIMIDAZIONE MAFIOSA CONTRO L'EMITTENTE TELEJATO DI PARTINICO. INCENDIATA UNA DELLE MACCHINE DELL'EMITTENTE PARCHEGGIATA SOTTO LA SEDE DELLA TELEVISIONE. PINO MANIACI: "NON CI FAREMO INTEMIDIRE E CONTINUEREMO A FARE IL NOSTRO LAVORO, A FARE INFORMAZIONE LIBERA SU QUESTO TERRITORIO".
Sono da poco passate le 23. La macchina della televisione parcheggiata sotto la sede della piccola emittente antimafia di Partinico è stata incendiata. Ennesimo atto di intimidazione della criminalità organizzata contro Pino Maniaci (che a gennaio ha subito anche un'aggressione fisica e da quel momento vive sotto scorta) e la piccola e coraggiosa emittente.
Già dai primi riscontri delle forze dell'ordine chiara l'origine dolosa. "Non ci faremo intimidire e continueremo a fare il nostro lavoro, a fare informazione libera su questo territorio", ha dichiarato Pino Maniaci il fondatore di TeleJato.
Da più di un mese i telegiornali di TeleJato sono condotti da rappresentanti della società civile, membri delle forze dell'ordine, giornalisti di altre testate, all'interno dell'iniziativa di appoggio all'emittente "Siamo tutti Pino Maniaci". Nei prossimi giorni, fra le tante voci che si stanno alternando negli studi della tv di Partinico, anche Don Luigi Ciotti.
Domani il telegiornale di TeleJato andrà in onda regolarmente con un'ampia partecipazione della società civile.
BORSELLINO: SORELLA LOI, LO STATO SI E' COMPORTATO MALE
"No, lo Stato non si e' comportato per niente bene. Si fanno vivi solo per gli anniversari, con la celebrazione e le belle parole. Mio fratello e' praticamente a spasso. In Sicilia, le vittime di mafia vengono assunte alla Regione. In Sardegna non accade. Lui si arrangia come autista. Abbiamo preso qualche spicciolo. Lo abbiamo usato per sistemare la tomba di Emanuela". Parla Claudia Loi, la sorella di Emanuela, componente della scorta trucidata insieme a Paolo Borsellino il 19 luglio del 1992. In un'intervista pubblicata sul sito "I love Sicilia", la donna spiega che Emanuela non era di turno quella domenica. La chiamarono per coprire un vuoto in organico. Sembrava una giornata di routine. Emanuela, una ragazza di 24 anni, nata a Sestu a pochi chilometri da Cagliari, teneva un "diario di bordo" dei suoi spostamenti. Il giorno prima aveva scritto su un foglietto "Domani scorta al giudice Borsellino, lunedi' La Barbera". Mori', invece, nell'inferno di tritolo di via D'Amelio. Quando i genitori seppero dal telegiornale dell'attentato a Borsellino, appresero dall'elenco dei caduti che avevano perduto la loro Emanuela. "Almeno questa parte di orrore - dice oggi Claudia Loi - ci poteva essere risparmiata". Virgilio e Albertina, il papa' e la mamma, se ne sono andati. "Sono stati uccisi dalla mafia, dall'onda lunga del dolore di via D'Amelio. Mio padre era appena andato in pensione. Papa', dopo la morte di Emanuela, aveva sempre la febbre e i medici non capivano, non sapevano individuare il motivo. E' stato cosi' fino alla fine". Claudia dopo 16 anni dice di essere "sempre piu' sconvolta". Emanuela "era una donna solare che amava il suo mestiere e lo svolgeva con puntiglio. Pensava al matrimonio. Non subito, forse. Pero', si', ci pensava. E desiderava una famiglia con tanti bambini, qui, a casa sua".




